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by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

smartphone e cervicale

Troppi smartphone e tablet: il «collo da tablet» è ormai un’epidemia
L’uso compulsivo degli schermi portatili provoca rigidità a livello della nuca e dolore cervicale irradiato alla braccia fino a intorpidirle. Donne e giovani più a rischio

Se svolgi un lavoro da scrivania e passi molto tempo davanti ad un computer o alla TV probabilmente la tua postura non è perfetta. Passiamo troppo tempo seduti, in media è stato calcolato che rimaniamo seduti per almeno 8/10 ore al giorno! Passiamo sempre più tempo fissando uno schermo sia esso una TV, uno smartphone, un tablet o un PC. Mentre lavoriamo, scriviamo messaggi, navighiamo su internet, guardiamo video o giochiamo online molto probabilmente lo facciamo stando seduti. A questo va aggiunto il tempo che passiamo seduti in macchina o sui mezzi pubblici per andare in ufficio e tornare a casa.

Un tempo c’erano il ginocchio della lavandaia, il gomito del tennista, la spalla del nuotatore. Il primo si è estinto con l’avvento delle lavatrici, gli altri resistono tuttora. Ma c’è da scommettere che saranno surclassati da un disturbo che si sta avviando a essere sempre più frequente, il dilagante collo da tablet: una «malattia» che adesso, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Pshysical Therapy Science, si sta diffondendo soprattutto fra i giovani e le donne. L’indagine è stata condotta su studenti, docenti e dipendenti dell’università di Las Vegas per capire quanto sia comune il dolore al collo da uso sconsiderato di schermi, oltre che per definirne i fattori di rischio principali; i risultati mostrano innanzitutto che oltre la metà di chi usa abitualmente il tablet ammette di soffrire di dolori a collo e spalle, nel 15 per cento dei casi talmente intensi da compromettere perfino il sonno.

«Le persone con disturbi causati dal tablet ma anche dall’uso eccessivo dello smartphone sono in aumento: questi dispositivi vengono impiegati sempre più a lungo e sono diventati indispensabili per il lavoro e lo svago, così si può parlare di una vera e propria “epidemia”. I giovani pare siano più colpiti, forse per l’utilizzo più intenso e prolungato rispetto alle altre generazioni; sembrano più a rischio anche le donne, a causa di una minore statura e di un minor tono muscolare rispetto agli uomini». Stando ai dati raccolti dai ricercatori statunitensi la probabilità di fastidi è infatti circa doppia nel sesso femminile e Szu-Ping Lee, coordinatore dell’indagine, osserva: «Le donne hanno braccia più corte e spalle più strette: questo può portarle ad assumere più facilmente posizioni “estreme” durante l’uso del tablet. E sono proprio queste, più ancora delle ore passate di fronte allo schermo, a provocare i fastidi».

Testa china deleteria per il collo
Le posture peggiori sono quelle che costringono a guardare in basso o a “sdraiarsi” sul tablet: secondo quanto rilevato da Lee il rischio di dolori a collo e spalle raddoppia, per esempio, quando si sta seduti senza un supporto adeguato alla schiena. Un classico, starsene per terra a gambe incrociate con la testa china sul tablet: una modalità d’uso che pare piaccia soprattutto alle ragazze, che stanno sul pavimento con il tablet in mano nel 77 per cento dei casi contro il 23 per cento dei maschi (il che contribuisce a spiegare la maggiore incidenza di guai al femminile, secondo il ricercatore statunitense). La probabilità di andare incontro a fastidi cresce anche quando si tiene il tablet in grembo oppure se lo si mette piatto sul tavolo. «In tutte queste situazioni la colonna cervicale si china in avanti e va in iper-flessione, la posizione più deleteria per il collo — precisa Sessa –— Lo stesso succede col cellulare, quando siamo in piedi e lo teniamo a livello del bacino: basta passeggiare per strada o nei parchi cittadini per vedere tanti ragazzi che perfino mentre camminano stanno in questa posizione».

I sintomi
Collo piegato in avanti, sguardo fisso sullo schermo: è così che si spiana la strada al dolore da tablet o da smartphone perché più ci si china, più aumenta lo stress sulla colonna cervicale. Al punto che inclinandosi di 45 gradi in avanti è come se portassimo un carico di oltre venti chili sul collo, secondo le stime del New York Spine Surgery and Rehabilitation Medicine Center. I sintomi tipici del collo da tablet? La rigidità a livello della nuca e il dolore nella zona cervicale, che può irradiarsi alle braccia fino a intorpidirle.

Le Upper and Lower Crossed Syndromes sono caratterizzate da squilibri muscolari ben precisi che coinvolgono i muscoli della parte superiore e quella inferiore del corpo dovuti al principio della reciproca inibizione. Questo processo fisiologico fa si che quando un muscolo si contrae il suo antagonista viene inibito per permettere il movimento. Ad esempio nel caso del gomito quando si contraggono i flessori (bicipite) gli estensori vengono inibiti (tricipiti).

Questa sindrome causa cambiamenti nella postura che ormai sono diventati molto comuni: testa e collo in avanti, spalle chiuse ed elevate e aumento della cifosi dorsale (piccola gobba). Più importanti sono le disfunzioni e sintomi che questi cambiamenti posturali producono:

Mal di testa
Dolore al collo e alle spalle
Problemi alla colonna vertebrale
La Massoterapia di routine valuta e corregge le problematiche legate alla postura quali disfunzioni alla giunzione atlanto-occipitale, alle faccette articolari delle vertebre cervicali, impingment sotto acromiale e infiammazione del tendine del sopraspinato.

Il Massoterapista può aiutarti ad ottenere una postura corretta e prevenire mal di schiena, dolore al collo e problematiche muscolari. Una corretta postura permette al tuo corpo di utilizzare meno energia per svolgere le attività quotidiane. Aiuta inoltre a prevenire usura delle articolazioni e artriti, e aumenta la flessibilità e la tolleranza allo stress della colonna vertebrale. Ancora più importante una buona postura ti aiuta ad apparire più bello e sentirti meglio.

Quali interventi prevengono l'insorgenza della lombalgia?

by Roger Battiston, Albizzate (VA) 🇮🇹

Quali interventi prevengono l'insorgenza della lombalgia? l'importanza Dell'esercizio fisico
Steffens D, JAMA Internal Medicine, 2016
Shiri R, American Journal of Epidemiology, 2017

Una revisione sistematica sulla prevenzione della lombalgia ha analizzato i risultati provenienti da 23 studi condotti su oltre trentamila soggetti.
Un'evidenza da studi di qualità moderata ha dimostrato che l'esercizio associato ad informazioni educazionali riduce il rischio di episodi di lombalgia, mentre di qualità bassa che l'esercizio da solo può ridurre sia il rischio di episodi di lombalgia che di assenze dal lavoro per malattia. Con una qualità da moderata a molto bassa, l'educazione da sola non ha mostrato invece alcun effetto nè sugli episodi di lombalgia nè sull'assenza per malattia. Un'evidenza da studi di bassa qualità ha dimostrato che nè le fasce lombari nè le solette nelle scarpe hanno effetti predittivi sulla lombalgia (Steffens D, 2016).
Una revisione sistematica con meta-analisi successiva ha invece analizzato gli effetti dell'attività fisica sulla prevenzione della lombalgia in 4310 soggetti di 26 studi. I partecipanti praticavano, a seconda degli studi, esercizi di stretching, di rafforzamento e di miglioramento della capacità aerobica, dell'equilibrio e della coordinazione. 
I risultati hanno mostrato una diminuzione del 33% della probabilità di sviluppare lombalgia nei soggetti che praticavano attività fisica rispetto a coloro che non la praticavano (Shiri R, 2017).
L'esercizio fisico è quindi in grado di ridurre il rischio di insorgenza di lombalgia; rimane da approfondire il ruolo di altri tipi di interventi.

Rottura del tendine d'Achille nel calcio. Protocollo riabilitativo completo

by Prof. Rosario Bellia, Bergamo 🇮🇹

Rottura del tendine d'Achille nel calcio. Protocollo riabilitativo completo.

Nella rivista di fisioterapia “RiabilitazioneOggi”  del mese di febbraio 2010 è stato pubblicato un interessante articolo sul protocollo riabilitativo dopo rottura del tendine d’Achille.

IL 20 marzo 2010 l’articolo viene pubblicato nel sito Fisiobrain, siscitando molto interesse fra i professionisti.

Per scarica l’articolo completo dal sito My personaltrainer:

http://www.my-personaltrainer.it/traumatologia-ortopedia/rottura-tendine-achille-taping.html

 

Trattamento riabilitativo dopo rottura del tendine d’Achille.

Programma completo:  

taping kinesiologico, massaggio trasverso profondo, cupping therapy, InterX, crochetage, stretching posturale globale.

A cura: prof. Rosario Bellia  – 

 Docente di taping kinesiologico® presso Università  Statale di Valencia (Spagna)

  Fisioterapista della nazionale  italiana della F.I.H.P.

Questo lavoro è già stato pubblicato dalla rivista “RiabilitazioneOggi” nel numero di marzo 2010.

 

Presentazione del caso

Rottura spontanea del tendine d’Achille in calciatore amatore di 45 anni verificatasi durante una partita.

Intervento di tenoraffia termino-terminale e dimesso con gambaletto gessato per circa 50 gg. Dopo 2 mesi la ferita si è riaperta per infezione iatrogena; il paziente viene quindi  sottoposto ad un periodo di antibiotici e 24 terapie in camera iperbarica per 1 ore e mezza a seduta.

Finalmente la cicatrice è stabilizzata, ma presenta un cheloide molto retraente ed accollato ai piani profondi.

a) Generalità sulla rottura del tendine d’Achille 

Profilo clinico

Il tendine del tricipite surale capace di sopportare forze di trazione di 300 kg. E’ il tendine più potente dell’organismo, ma è mal vascolarizzato nella parte intermedia.

La rottura del tendine d’Achille è caratteristica generalmente dei soggetti, sportivi e non, che negli anni hanno avuto molti episodi di tendipotapatia  per ipersollecitazione funzionale.

Nello sportivo si manifesta a fine carriera a causa di alcuni fattori scatenanti:

aumento di peso, scarsa idratazione (come dimostrato da uno studio giapponese), come causa iatrogena di cure antibiotiche, calzature non adeguate e quindi squilibrio nel carico podalico, intensificazione degli allenamenti dopo un periodo di riposo forzato, irrigidimento del tendine dopo trattamento infiltrativo cortisonico, ecc.

sintomi e segni clinici variano a seconda dell’azione che si stava compiendo:

nel caso in esame il paziente ha sentito “ una sassata” al tendine mentre calciava il pallone e dopo un’impotenza funzionale con la risalita del muscolo tricipite surale verso il cavo popliteo; nel primo momento credeva di aver subìto un calcio da dietro.

Il tendine d’Achille, o anche detto tendine calcaneare, prende origine dalla fusione dell’aponeurosi dei muscoli gastrocnemio e soleo. E’ una struttura anatomica nastriforme, costituita da fibrille collagene, interposta tra il tricipite surale ed il calcagno ed è deputato alla trasmissione degli impulsi meccanici derivanti dalla contrazione muscolare del polpaccio al segmento scheletrico, realizzando un movimento articolare di fondamentale importanza : la spinta del piede. Oltre a questo compito fondamentale, esercita una funzione tampone nei confronti della contrazione muscolare volontaria e/o involontaria massimale.

La rottura del tendine d’Achille è la più comune di tutte le rotture tendinee sottocutanee. Infatti, se è vero che in alcune casistiche meno recenti le rotture dell’achilleo non figurano al primo posto in ordine di frequenza, è da considerare che negli ultimi decenni questa lesione è divenuta di osservazione sempre più frequente, soprattutto nei soggetti dediti allo sport.

 

La rottura di questo tendine non interessa solamente l’ambito sportivo, ma viene evidenziata anche in soggetti anziani, che non svolgono attività sportive, ma che presentano alterazioni dismetaboliche ed infiammatorie in questo distretto.

La rottura del tendine d’Achille colpisce maggiormente soggetti di sesso maschile, in un’età compresa tra i 25 e i 50 anni; i valori più bassi si riscontrano negli sportivi mentre dopo i 60 anni la lesione è piuttosto rara.

Questa lesione viene riscontrata in percentuali maggiori al lato sinistro (57%) rispetto al lato destro (43%); tali dati sono in accordo con quanto rilevato da uno studio effettuato da Riede su una popolazione di circa 500 studenti, nel 58% dei quali l’arto sinistro era quello dominante nella spinta del piede contro il suolo. Le lesioni bilaterali contemporanee sono estremamente rare.

Eziopatogenesi della lesione

Le lesioni tendinee possono essere classificate, a seconda della loro eziologia, in traumatiche, microtraumatiche e su base dismetabolica e/o infiammatoria.

Le tendinopatie micro-traumatiche del tendine d’Achille sono anche definite lesioni da sovraccarico funzionale, in grado di determinare la patologia con un meccanismo diretto e uno indiretto. Questo tipo di lesioni può portare alla

rottura del tendine d’Achille, che rappresenta comunque, l’episodio acuto conseguente ad un processo degenerativo (tendinosi) il quale  talvolta in modo quasi del tutto asintomatico, o preceduto e accompagnato da episodi di infiammazione dolorosa della guaina e coinvolgendo in maniera più o meno estesa la compagine tendinea, ne determina una diminuzione della resistenza meccanica, che può essere superata da un’improvvisa sollecitazione anche non eccessiva.

 

I fattori che possono provocare patologie da sovraccarico nei tendini (e in molti casi anche nei muscoli), del collo piede e del piede si possono genericamente dividere in intrinseci ed estrinseci ed agiscono in percentuale variabile da soggetto a soggetto.

Per quanto riguarda i fattori intrinseci sono essenzialmente:

a)  la variabilità anatomica, con conseguente alterazione più o meno marcata della normale biomeccanica del cammino o del gesto atletico, il che sottopone il collo piede e piede ad uno stress anormale;

b)  le malattie dismetaboliche, che possono favorire reazioni flogistiche locali, nonché provocare l’alterazione della composizione del normale tessuto tendineo fino a determinare un più precoce invecchiamento;

c)  ultimo fattore, ma non meno importante, l’età dell’individuo e gli anni di attività agonistica.

 

Infatti, l’invecchiamento del tessuto tendineo provoca un rallentamento metabolico del collagene tissutale con una diminuzione graduale del rapporto cellule-matrice a favore di quest’ultima, una diminuzione del contenuto idrico delle fibre elastiche, dei proteoglicani e glicoproteine. Scompare inoltre la linea blu, presente a livello giunzionale osteo-tendineo, che svolge un’importante azione modulatrice ed ammortizzante nei confronti delle sollecitazioni meccaniche.

Per quanto riguarda l’alterazione della biomeccanica, uno dei problemi principali è l’iperpronazione del collo piede e del piede durante la corsa, che ha un’azione di frustata, come la corda di un arco, sul tendine d’Achille, con conseguente alta frequenza di tendiniti.

Per quanto riguarda i fattori estrinseci, essi diventano spesso determinanti nell’instaurazione della tendinopatia da sovraccarico al collo piede e piede.

Si distinguono principalmente tre fattori:

1)                l’allenamento incongruo

2)                i terreni di gara o di allenamento

3)                la calzatura

 

Da studi recenti, effettuati su osservazioni di Cummins, Christensen ha elaborato la teoria delle variazioni anatomiche individuali, secondo cui le fibre dell’achilleo provenienti rispettivamente dal gastrocnemio e dal soleo, man mano che discendono verso il calcagno subiscono un certo grado di rotazione reciproca, di entità variabile nei diversi soggetti. Secondo Christensen, durante determinati movimenti, quali si verificano tipicamente nella corsa e nel salto, si può verificare una sorta di sfregamento a sega tra i due gruppi di fibre, in relazione alle variazioni individuali del grado di torsione reciproca di queste ultime, e alla mancanza di una perfetta coordinazione muscolare, come si verifica più facilmente in condizioni di scarso allenamento. In realtà, la possibilità di un danneggiamento reciproco delle fibre tendinee non è stata mai dimostrata, restando soltanto un’ipotesi suggestiva tesa a valorizzare il peso dei fattori individuali nella genesi della rottura.

Il ruolo etiologico svolto dalla cosiddetta “tendinite” sembra essere meno diretto di quanto si sia ritenuto in passato e di quanto lascerebbe supporre la frequenza relativamente elevata, circa il 30%, con cui questa affezione compare nell’anamnesi dei soggetti che vanno incontro ad una rottura dell’achilleo.

 

Complicanze

b)          Generalità sulle cicatrici e sulle patologie correlate

Le cicatrici, di per sé, non rientrano nella categoria delle patologie. Tuttavia, se dotate di determinate caratteristiche, esse possono diventare fonte di alterazioni posturali, di dolori, di disagi organici o respiratori,  dunque fonte di patologie.

La loro “reattività” o “tossicità”(come si dice in gergo) può essere registrata da uno strumento elettronico che misura i potenziali di tossicità o con test chinesiologici di forza.

 

Sotto la voce generica di cicatrici vengono inclusi: interventi chirurgici, ferite, abrasioni profonde, ustioni, tatuaggi. 

Tutto ciò che altera lo stato della pelle  e la sua integrità, spesso il tessuto cicatriziale, crea aderenze sottocutanee, perdita di elasticità (cheloidi), oltre a trazione meccanica sul tessuto circostante (pelle, muscolo, organi interni,ecc.).

Da quanto sopra esposto si possono classificare le seguenti conseguenze:

a) Danno meccanico (elasticità)

b) Danno energetico (blocco energetico) 

La cicatrice chirurgica  del nostro paziente è di dimensione regolare; dopo 2 mesi la ferita si è riaperta per infezione iatrogena; pertanto il paziente viene sottoposto ad un periodo di antibiotici e 24 terapie in camera iperbarica per 1 ora e mezza  a seduta.

Dopo la stabilizzazione della cicatrice e dell’infezione, la cicatrice risulta con elevata superficie ricoperta da cheloidi, che sono “accollati” ai piani profondi del sottocute, ed in una zona di circa 1,5 cm. ancorata alla guaina del tendine nella porzione prossimale.

La flessione dorsale del piede provoca un “infossamento” delle cicatrice nella porzione “accollata”; ciò sta ad indicare che il tessuto non ha la giusta elasticità in fase di flessione per “ancoraggio” profondo della cicatrice.

 

Gli obiettivi terapeutici nella prima fase riabilitativa (obiettivi a breve termine) sono stati:

a) controllo dell’infiammazione e dell’edema

b)  prevenzione delle aderenze

c) prevenzione dell’atrofia muscolare

d) recupero dell’escursione articolare presente

 

Gli obiettivi nella fase di  rimodellamento (obiettivi a medio e lungo termine) sono stati:

a) recupero completo dell’articolarità e della forza muscolare

b) recupero dell’elasticità tissutale

c) ottimizzazione del recupero tendineo

 

 

c)          Screening test:

esame posturale completo

  

 

1)Visione frontale:  dismetria “apparente” arti inferiori con sx  più corto di circa 2 cm; ginocchio sx semiflesso di circa 10°, spostamento dell’asse di  carico verso dx. Torsione del bacino sx avanti e bascullato. Nel complesso la colonna vertebrale è ben compensata.

2) Visione laterale: flessione di circa 10° del ginocchio sx e torsione del bacino, curve laterali della colonna vertebrale ben conservate.

 

3)Visione posteriore: bascullamento del bacino, basso a sx e spostamento del carico verso dx.

 

  • mobilità articolare specifica del piede(ROM)

a)      flessione dorsale passiva dell’articolazione tibio-tarsica 90°, attiva 80°

b)      flessione plantare 50°

 

  • Osservazione della cute e valutazione dei cheloidi

 

Il paziente presenta una cicatrice operatoria di lunghezza adeguata all’intervento, che risulta retraente nella porzione prossimale   .

La cicatrice risulta importante per la limitazione della mobilità dell’articolazione tibio-tarsica, che è anche molto “accollata” e retraente. Per questo motivo, si sceglie di concentrare il lavoro di “scollamento” in modo particolare su questa porzione anatomica.

 

d) Descrizione del protocollo riabilitativo:

 

1)          massaggio trasverso  profondo (MTP o Cyriax)

Questo massaggio consente di:

a)  mantenere la mobilità dei tessuti salvaguardando il movimento fisiologico,  evitando la formazione di cross-links tra le varie fibrille. Le fibrille di collagene che si formano durante il periodo del trattamento si sviluppano in modo corretto e più aderente alle necessità funzionali dell’organismo;

b)produrre iperemia locale per diminuire il dolore e regolare il flusso di        substrati e metaboliti;

c) orientare le fibre di collagene nel modo più idoneo per resistere agli stress di natura meccanica;

d) stimolare i meccano recettori per inibire i messaggi afferenti nocicettivi (teoria del Gate Control).

Applicazione pratica:

1) attraverso la mobilizzazione perpendicolare rispetto alla direzione delle fibre che formano la struttura interessata, si rompono o si inibisce la formazione delle aderenze cicatriziali (cross-links);

2) attraverso l’iperemia locale si aumenta la velocità di eliminazione delle sostanze infiammatorie;

3)  la forte stimolazione dei meccano-cettori inibisce la trasmissione del dolore (Gate Control).

 

La logica che sta dietro a questa proposta terapeutica è che nelle lesioni tendinee, muscolari o legamentose parcellari in cui non c’è stata la completa soluzione di continuità dei tessuti, l’immobilità assoluta non ha effetti favorevoli sul decorso della malattia, ma anzi può contribuire a rallentare la guarigione e cronicizzare la lesione. E’ noto da molto tempo che i fibroblasti hanno una notevole capacità proliferativa in seguito a stimoli lesivi di vario tipo: nel giro di 48 ore, infatti, il loro numero aumenta esponenzialmente e non diminuisce prima di 21 giorni.

Osservando al microscopio lo sviluppo di tessuto cicatriziale, Stearns concluse che sono i fattori meccanici esterni che determinano la deposizione del tessuto cicatriziale in una ordinata rete di fibre, e non fattori intrinseci dei tessuti.

Movimenti passivi delicati non sono in grado di distaccare le fibrille che si formano nella direzione fisiologica, ma prevengono la loro adesione in sedi anormali. Il fatto che le fibrille si depositino in tutte le direzioni subito dopo l’insulto traumatico spiega perché si propone di iniziare il movimento il più precocemente possibile. Infatti, il rischio che si corre è di vedere insorgere una cicatrice densa e con molte aderenze, che dopo lesioni abbastanza estese potrebbero produrre periodi dolorosi molto lunghi.

Dal punto di vista pratico, la tecnica è la seguente: il dito del terapista viene posizionato nel punto esatto in cui risiede la lesione e friziona con adeguata pressione in senso perpendicolare alla direzione principale delle fibre del tessuto interessato dalla lesione. E’ di fondamentale importanza l’assoluta precisione nella scelta della zona da massaggiare. Oltre alla frizione trasversale, si può praticare una frizione circolare, prendendo il tendine con la parte palmare del pollice da un lato e dell’indice dall’altro e applicando la pressione in senso circolare. Eseguendo queste frizioni il ft può trovare un grumo o un punto particolare nel quale il tendine è sensibile.

 

Con questa tecnica si riesce ad evitare che, nel tessuto fibroso leso, possa generarsi una infiammazione che si auto-perpetua. Quindi, lo scopo della suddetta tecnica è aiutare la formazione di una cicatrizzazione  funzionale. Individuato il punto da trattare, si esegue il massaggio, che va praticato con la punta di un dito, solitamente il dito indice rinforzato dal medio, effettuando un movimento di “va e vieni” che deve avvenire sempre in senso trasversale all’orientamento delle fibre della struttura anatomica lesa, senza provocare frizioni sulla cute. E’ necessario pinzare la cute nella zona dei cheloidi e cercare di mobilizzare il sottocute con movimenti contrapposti delle mani. Si sceglie di praticare questa tecnica per prima, in modo da preparare la zona da trattare con una buona viscosità tissutale e iperemia per il proseguo del trattamento.

 

 

2)          neuroregolazione interattiva con InterX

 

Viene utilizzato un dispositivo elettromedicale (InterX) che emette degli impulsi elettrici bifasici sinusoidali smorzati i quali, grazie al feedback interattivo, si modificano autonomamente a seconda dell’impedenza cutanea. La Terapia InterX favorisce la Neuromodulazione Interattiva a livello del Sistema Nervoso Centrale (ipotalamo e corteccia visiva del cervello) al fine di ottenere:

a) importante azione antalgica

b) attivazione del Sistema di Autoregolazione

 

 

La terapia attiva il nostro sistema di autoregolazione alla produzione di:

neuropeptidi, peptidi regolatori, citochine etc. che generano riduzione di infiammazione, edema e dolore, con conseguente diminuzione dei tempi di recupero da un infortunio.

 

Le modalità applicative in questo caso specifico sono state:

programma acuto 180 di frequenza e 60 % di intensità per circa 10 minuti con la doppia piastra sulla zona con i cheloidi.

 

3)           cupping therapy

 

meccanismo d’azione

La tecnica consiste nel creare un vacuo all’interno di un serbatoio (vetro, bambù, bachelite o plastica) appoggiato sulla pelle, che attira il tessuto superficiale, favorendo lo smaltimento delle tossine e dei liquidi in esubero. E’ stato dimostrato che il corpo viene interessato fino a quattro pollici di spessore dei tessuti, generando i seguenti effetti:

a) iperematizzazione locale anche per più giorni

b) effetti riflessi su organi distanti

c) mobilizzazione del tessuto connettivo subdermico

d) liberazione dei vasi linfatici “schiacciati”

e) mobilizzazione delle tossine e dei liquidi eccedenti

f) aumento del metabolismo e  miglioramento del rifornimento di ossigeno

g) stimolazione del sistema immunitario e dei processi di riassorbimento nella pelle necessari per l’eliminazione delle tossine dai tessuti connettivali

 

 

La coppettazione è in grado, attraverso diversi meccanismi, di esplicare differenti azioni. Essa può:

  1. influenzare direttamente in sede un connettivo alterato: cicatrici, disturbi dell’irrorazione locale, ecc.

  2. mettere in movimenti meccanismi generali di regolazione dinamica del circolo sanguigno. Il connettivo sottocutaneo e’ molto ricco di sottili vasi sanguigni che, per costrizione o per dilatazione, possono considerevolmente variare il proprio contenuto in sangue. Ogni applicazione con la tecnica della coppettazione provoca un evidente e duraturo arrossamento cutaneo, quale espressione di una dilatazione dei vasi sanguigni cutanei e, con ciò, una contemporanea sensazione locale di calore.

  3. Per mezzo di modificazioni dell’irrorazione sanguigna, la mobilizzazione meccanica e il massaggio con le coppette del tessuto connettivo sottocutaneo possono influenzare la reazione chimica tissutale (pH) e, quindi, la capacita locale o generale del tessuto connettivo a trattenere acqua.

Attraverso diverse vie, la coppettazione può stimolare impulsi nervosi e, per mezzo di riflessi il cui arco si chiude nel sistema nervoso centrale, può provocare reazione anche in organi molto lontani.
In queste azioni nervose dobbiamo distinguere una componente generale (vale a dire interessamento di tutto il corpo) e processi riflessi, localmente più delimitati.

E’ stata utilizzata una modalità di coppette in movimento per ridurre al minimo il rischio di procurare ecchimosi, una delle controindicazioni più frequenti di questa tecnica. La sensazione, sia visiva che quella riferita dal paziente, è stata indubbiamente ottima.

 

4)          Crochetage

Il tessuto connettivo fibroso rappresenta il 60% della massa corporea.

Con tante diversificazioni, le cellule specializzate costituiscono un’unica Fascia, formando  un labirinto che pervade tutto l’organismo creando delle intime connessioni fra i vari distretti corporei.

 

 

Questa rete fasciale deve rimanere sempre libera nei movimenti.

Una tensione in un punto di blocco influisce su tutta la fascia.

L’azione di una contrattura muscolare dà aderenza tissutale della componente fibrosa. La liberazione per effetto meccanico semplice è preferibile.

 

Il crochetage morbido  permette di togliere senza dolore il blocco biomeccanico per ritrovare lo schema primario, grazie alla forma e alla consistenza degli attrezzi utilizzati.

 

La trazione del gancio morbida provocherà la liberazione delle aderenze nelle zone della fibromiosite. Nel caso di cicatrici, si utilizza questa metodica per scollare la parte rigida dei cheloidi, con risultati straordinari di scollamento delle aderenze cicatriziali.

 

Si può utilizzare anche “sfregando”, con leggera pressione, la porzione convessa dell’attrezzo in modo longitudinale rispetto alle fibre muscolari, con azione di “sbrigliamento” muscolare classico (pialla).

Interessante la possibilità prospettata di allontanamento di eventuale “nodosità” tissutale dalla zona dove sono presenti terminazioni nervose, che generano il dolore, con risultato immediato di miglioramento del sintomo.

 

I princìpi su cui si basa la tecnica sono :

 

– risoluzione dei punti trigger

– recupero della elasticità e capacità contrattile del muscolo

– ripristino delle attività fasciale

– riduzione della gelificazione delle proteine interstiziali

– miglioramento della microcircolazione

– attivazione delle fagocitosi

– risoluzione della irritazione neuropatica

 

 

Il trattamento si applica avvalendosi di uno speciale arsenale terapeutico ideato ed ottimizzato per la metodica.

E’ stata utilizzata, nel caso specifico, una tecnica non ”invasiva”con manualità morbida e con azione di scollamento graduale. I risultati sono stati buoni e senza procurare ecchimosi.

 

5)          stretching: CHRS ( contract-hold-relax-stretch)

 

Esecuzione: questa tecnica è detta anche “allungamento post-isometrico”, “allungamento propriocettivo-neuromuscolare”, “ tecnica di affaticamento e rilassamento “.

Si richiede di mantenere isometricamente la contrazione (secondo i diversi Autori la durata deve essere dai 3 ai 15 secondi; si utilizza uno sforzo che va dal 30%-50% al 100% della forza massima), quindi si allunga il muscolo stesso. Ciò può essere ripetuto da tre a cinque volte.

Meccanismo d’azione: questa tecnica di allungamento si basa sul fatto che alla contrazione statica segue una fase di rilassamento del muscolo stesso (attività riflessa di Hofmann ). Indicazioni: secondo Einsingbach, questo metodo è la modalità più efficace per allungare le strutture muscolari che limitano il movimento, quindi per migliorare la mobilità, renderla più agevole, se il movimento attivo risulta doloroso (in pratica è un esercizio analogo al mantieni-rilassa” e al “contrai-rilassa” utilizzati nelle PNF).

    

 

L’attuazione di questa tecnica con il nostro paziente è stata molto proficua, tanto che, nella fase di “mobilizzazione-tenuta”, si vedeva l’articolazione tibio-tarsica migliorare notevolmente nella flesso-estensione. Inoltre, il paziente riferiva una sensazione di sblocco, di migliore circolazione sanguigna e di forza. Quando il paziente è collaborante e motivato, questa tecnica riesce a dare risultati veramente ottimi, ma è da collocare dopo le altre tecniche che hanno un effetto di mobilizzazione dei tessuti e una preparazione della densità del connettivo.

 

 

Si può apprezzare la mobilità dei malleoli, che serve come parametro di riferimento per valutare l’azione di sblocco avvenuto. Nel nostro caso si verifica, a fine seduta, il miglioramento della ROM in flesso-estensione.

 

6)          taping kinesiologico Bellia System

      

Questo metodo è basato sul processo di guarigione naturale che, assistendo il corpo nell’attivazione dei processi fisiologici dei tessuti traumatizzati, lo riporta nello stato di salute.

 

Tutti gli organismi hanno una capacità innata (determinata geneticamente) di auto-regolazione, che permette il raggiungimento di un equilibrio omeostatico e di una possibilità di auto-guarigione.

In risposta a un’aggressione esterna, il corpo inizia un processo di “riparazione-rimodellamento” attraverso la risposta infiammatoria.

L’ostruzione della circolazione dei fluidi può derivare da fattori intrinseci (all’interno dei tessuti) o fattori estrinseci, che esercitano una pressione interna.

 

Il processo infiammatorio è il fattore principale di “perturbazione” della circolazione dei fluidi e dà origine, dopo la fase acuta, a:

 

– aderenze                          – contratture

– squilibri muscolari             – edema interstiziale

 

La superficie corporea coperta dal taping kinesiologico forma convoluzioni nella pelle che aumentano lo spazio interstiziale e, riducendo la pressione, permettono al sistema linfatico e sanguigno di drenare liberamente i fluidi. Si viene così a creare un “volano” di azioni che permettono al corpo di auto guarirsi biomeccanicamente.

Nel nostro caso è stato applicato il taping kinesiologico®  con la seguente  traiettoria:

– due ventagli decompressivi sulla cicatrice, dalla posizione di massima flessione dorsale per avere un’azione “di spazio” fra la cicatrice e il sottocute.

Con questa tecnica si è continuato l’effetto di mobilizzazione del trattamento per altri 5 giorni, poiché il nastro viene rimosso al quinto giorno.

7)          Rieducazione del cammino:

 

Sono stati eseguiti degli esercizi per attuare una riprogrammazione del cammino corretto.

 

a)     Marcia sul posto in appoggio

b)      Rullata in appoggio

c)       Cammino sulla punta dei piedi

             d)     Cammino sui talloni

d)      Affondi laterali e frontali

e)       Saltelli a piedi uniti ed alternati

f)         Corsa in appoggio

d)conclusioni e considerazioni

 

La lesione del tendine d’Achille, che in passato era un evento molto raro, negli ultimi decenni è divenuta di osservazione sempre più frequente. La causa di questo aumento di casi sembra essere dovuta alla diffusione dello sport ad un più largo strato di popolazione.

Questa lesione viene riscontrata più frequentemente in soggetti di sesso maschile con età compresa tra i 30 e i 60 anni.

La lesione dell’achilleo si può classificare, a seconda della sua eziologia, in traumatica, microtraumatica e dismetabolica e/o infiammatoria.

Nel paziente preso in esame le modalità dell’evento lesivo  constano in una brusca contrazione muscolare associata ad un allungamento dell’unità muscolo-tendinea.

Le possibili cause che portano all’insorgenza della patologia da sovraccarico sono riconducibili a determinati fattori intrinseci, come la variabilità anatomica, malattie dismetaboliche, età dell’individuo, anni di attività agonistica, e a fattori estrinseci, come l’allenamento incongruo, i terreni da gara e le calzature.

Lo stimolo meccanico, per quanto ripetitivo ed intenso, non è da solo sufficiente a spiegare l’insorgenza della patologia da sovraccarico. Fattori genetici, come l’aumentata espressione di geni che portano ad un netto aumento di collagene III o l’espressione di quelli che determinano il gruppo sanguigno 0 e fattori acquisiti, come allenamento ed età in cui si è iniziata l’attività sportiva, sono anch’essi responsabili dell’insorgenza di questa patologia.

.

Il trattamento riabilitativo acquisisce una fondamentale importanza per il ripristino completo delle funzioni perse.

L’intervento riabilitativo proposto è un tipo di intervento integrato, che si basa sull’utilizzo di molteplici tecniche e procedure, che ha comunque sempre tenuto conto del fisiologico processo di riparazione del tessuto lesionato oltre alle complicanze che ha avuto il paziente dopo l’intervento riparativo.

 

Il paziente è stato preso in carico in fase successiva, cioè in  quella di  rimodellamento tissutale. Gli obiettivi da raggiungere sono stati il recupero completo dell’articolarità e della forza muscolare, il recupero dell’elasticità tissutale, l’ottimizzazione del recupero tendineo e la rieducazione del cammino e della corsa.

Questa fase è stata rallentata dalle complicanze della stabilizzazione  della cicatrice chirurgica che si era riaperta.

Successivamente viene indicato al paziente, in forma autonoma, un lavoro di rinforzo muscolare, che può protrarsi anche dopo il 6° mese dall’intervento, come si è potuto evidenziare dallo studio effettuato da Alfredson e coll.(1996). Con questo studio si è constatato che 6 mesi di riabilitazione non sono sufficienti per il recupero completo della forza concentrica e soprattutto eccentrica della planta-flessione.

 

Prevenzione –specifica per gli sportivi

a)           variare i percorsi e le superfici d’ allenamento

b)           non sottovalutare anche un lieve sintomo al tendine d’Achille

c)           scegliere con la massima cura e precisione le calzature, e quando si cambia marca: usare la nuova scarpa gradualmente nel tempo e non subito per tutto l’allenamento

d)           fare almeno una volta all’anno una barostabilometria per valutare la simmetria di carico podalico

e)           dopo un periodo di riposo o dopo rientro per infortunio, aumentare in modo graduale il carico allenante

f)            dopo un infortunio agli arti inferiori avere molta cura alla tecnica di corsa per evitare asimmetrie di carico

g)           se siete reduci da cure antibiotiche tenere presente che queste sostanze possono favorire le tendiniti

h)           curare in modo scrupoloso l’idratazione generale

specie durante il periodo agonistico, lo scorrimento del tendine dentro la guaina è fisiologico se l’idratazione è adeguata

i)             il taping kinesiologico® è un valido aiuto sia in fase agonistica che riabilitativa

j)            eseguire in modo regolare dopo ogni seduta d’allenamento lo stretching specifico

k)           sottoporsi a sedute di massaggio defaticante periodiche nel periodo agonistico o di carico

l)             fare dei piediluvi con preparati decongestionanti adatti

 

Questo lavoro originale sul trattamento riabilitativo delle cicatrici retraenti in postumi di rottura del tendine d’Achille è stato condotto seguendo lo spirito della ricerca di modalità innovative per migliorare l’iter riabilitativo ed ottimizzare i tempi, sempre nel rispetto delle condizioni del paziente.

 

e)bibliografia e sitografia

  • R. Bellia – Generalità sull’applicazione del taping kinesiologico – 

    .- www.kinesiobellia.wordpress.com   Bergamo 2008 –

  • R. Bellia –  Traumatologia nel pattinaggio a rotelle corsa: utilizzo dell’InterX e del taping kinesiologico nei piccoli traumi da sport. – Bergamo 2008 –

  • Rosario Bellia – Il taping kinesiologico: un metodo molto efficace anche nel pattinaggio a rotelle specialita’ corsa.       www.kinesiobellia.wordpress.com   di. 2006

    • Rosario Bellia  – La sindrome del compartimento anteriore della gamba, un male che affligge tanti pattinatori.- www.kinesiobellia.wordpress.com2005

    • Rosario Bellia  – Trattamento riabilitativo dopo trasposizione del tendine rotuleo secondo Fulkerson – .- www.kinesiobellia.wordpress.com     2009

    • Jacopo Tesi  – Tesi  di Laurea in Fisioterapia, Università degli Studi di Firenze  Anno Accademico 2003/2004

 http://www.kinesiobellia.wordpress.com.htm

 

I nastri elastici usati per le applicazioni dello studio sono  Kinsiotape e Visiotape della ditta : Visiocare Srl . Vedano al Lambro (MI)   www.visiocare.it

 

Le foto riportate in questo studio sono originali e di proprietà dell’ autore.

Tutti i contenuti (testi, foto, grafica) presenti all’interno di questo studio sono protetti dalla normativa sul diritto d’autore, non potranno quindi essere pubblicati, riscritti, distribuiti, commercializzati.

 

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PublishedMarzo 20, 2010Categoryarti inferioripost traumaticotaping preventivotaping riabilitativoUncategorizedTagsBB tapeBellia Rosariobendaggio neuromuscolareCarlo Perfetticross tapecupping therapyDavid Blowfascite plantarefisiobrainfisioterapia kinesio tapingfisioterapia sportivafrattura del quinto metatarsoK-tapingkindmax sport tapekinesio tapingkinesiology tapekinesiotapinglibri taping kinesiologico - libri taping neuromuscolare - libri k - tapingmassaggio connettivaleneurotapingtaping elasticotaping neuromuscolaretraumatologia sportiva

Discussion (1)

There is one response to “Rottura del tendine d’Achille nel calcio. Protocollo riabilitativo completo.”.

 

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     8 years ago

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    Rottura del tendine d’Achille nel calcio. Protocollo riabilitativo completo. « Kinesiobellia…

CERVICALGIA, CEFALEA MUSCOLOTENSIVA COME INTERVENIRE? 

by Dott. Roberto Baderna, Viggiù (VA) 🇮🇹

What's this item about? What makes it interesting? Write a catchy description to grab your audience's attention..

#CERVICALGIA
#CEFALEAMUSCOLOTENSIVA
COME INTERVENIRE? 

Esiste un vero e proprio mal di testa da CERVICALE?
Un mal di testa che non ha origine dal cranio, 🤕
ma dalla colonna cervicale?
Si esiste, ed è confermato da numerose ricerche.
D'altronde è facile osservare la comparsa di mal di testa in seguito a traumi cervicali,
come un colpo di frusta, al mantenimento di posture scorrette, come nel caso di lavori da ufficio, specialmente eseguiti da casa. 
In presenza di contratture muscolari, croniche od acute, presenti tratto cervicodorsale, si presenta il dolore, che parte dal collo, o dalla zona infrascapolare, che 
in genere si irradia ad un solo lato della testa,
destra o sinistra,
partendo dalle spalle e/o dalla base del collo risalendo fino alla base dell'osso occipitale, girando lateralmente alla tempia, alla fronte e spesso anche alla regione dell’occhio.
Il dolore, fastidioso, diventa invalidante, quando nella fase acuta compaiono sintomi come:
vista annebbiata,
confusione mentale,
incapacità di concentrarsi, 
formicolio alle braccia e mani, 
giramenti di testa,
vertigini, 
nausea e vomito.

⚡Quindi come ci si dovrebbe comportare in caso di dolore al collo? 🤔 #CERVICALGIA#CEFALEAMUSCOLOTENSIVA

- Tenere i muscoli del collo e delle spalle sempre sciolti
facendo degli esercizi di stretching specifici giornalmente e ogni tanto facendosi trattare con dei massaggi terapeutici. 

- Ginnastica posturale personalizzata per tutta la catena cinetica posteriore.🧘‍♀️

- Il cuscino ideale per chi soffre di cervicale non esiste:
questi possono risultare inutili, perché sono studiati per conformazioni fisiche uguali per tutti!

-Tenere la parte dolente sempre al caldo!

- Evitare di caricare pesi:🏋️‍♀️
anche portare semplicemente la borsa a spalla potrebbe essere controproducente.

- Cercare di riposare bene 🛌 perché una alta tensione nervosa provoca una alta tensione muscolare:
unita mente-corpo (STP)!

- Affidarsi ad un/a bravo/a massoterapista 😉

#Viggiù via Roma 27
#exalbergoviggiù

#MASSAGETHERAPIST #MASSOTERAPIA
#MASSAGGIO #MASSAGGIOSPORTIVO #MASSAGGIOBENESSERE #MASSAGGIOTERAPEUTICO
#WELLNESS

"PER TUTTE LE ALGIE #MUSCOLOSCHELETRICHE DI ORIGINE POSTURALE" 

👉 Antistress
👉 Decontratturante
👉 Rilassante
👉Emolinfodrenante
👉 Anticellulite 

👐 Agisce sulla diminuzione dell'ipertono miofasciale diminuendo così l'attivazione ormonale degli ormoni dello #stress,
inducendo rilassamento sia sul sistema nervoso periferico che centrale. 
👐 Lavora sullo scioglimento delle #contratture,
sulle rigidità, del sistema miofasciale, ripristinando una migliore libertà di movimento articolare
👐 Riduce gli eccessi di ritenzione idrica,
gli stati edematosi responsabili delle effetto buccia d'arancia,
la #cellulite. 🙌

Massage therapy and myofascial training

by Paolo Leone, Palazzo Acreide 🇮🇹

2020 May 24, Sunday

 

Massage therapy and myofascial training. When we do myofascial works, we have very specific objectives to achieve: redaction of the connective tissue, eliminating the tensions created by the connective system, reducing pain. When a part of our connective system is not well lubricated it creates postural adaptations, consequently it sends information to the nociceptors that activate the pain. We have 2/3 of the pain in the lumbar area due to a dehydration of the connective tissue, very important therefore through massage therapist techniques combined with a myofascial training of the thoracic / lumbar area it is possible to remove a lot of tension and consequently remove the pain.

1/4 of our liquids is in the connective system when I perform a massage therapy job I go to push through the pressure of the hands thus creating an exchange of liquids going to rehydrate our fascial system, to complete the job I use a foam roller performing a active muscle work to also activate the central nervous system through the receptors of golgi, Ruffini, Pacini.

In myofascial massage it is important not to work at 360 degrees on the whole muscle but to work sectorally near the joints where we have multiple mechanoreceptors connected to the central nervous system and then repeat the active work with the foam roller. After this combined treatment, the adaptation takes place within 24/72 hours later, consequently the client will feel less tense and more elastic !! Thanks for your attention, good work to all !!!

Dieci COSE DA EVITARE SE HAI DOLORE AI TENDINI DEGLI ARTI INFERIORI da Jill Cook

by Prof. Rosario Bellia

Dieci COSE DA EVITARE SE HAI DOLORE AI TENDINI DEGLI ARTI INFERIORI da Jill Cook

Dieci COSE DA EVITARE SE HAI DOLORE AI TENDINI DEGLI ARTI INFERIORI

Se dovessimo chiedere ad una persona che pratica sport di dire qual’è uno degli infortuni più fastidiosi che abbiano mai avuto, probabilmente una delle risposte più frequenti sarebbe la “tendinite”. E questo perché c’è sempre stata molta confusione su come riabilitarla.

Innanzitutto bisogna specificare subito una cosa: il termine “tendinite”, da sempre usato, non è corretto, ma è preferibile utilizzare il termine TENDINOPATIA.

Solitamente le tendinopatie sono problematiche dovute ad un sovraccarico funzionale e i tendini maggiormente colpiti sono il tendine d’Achille, quello rotuleo, quello degli adduttori (che generalmente i pazienti definiscono, erroneamente, come “pubalgia”) e quelli degli Hamstring prossimale (i muscoli posteriori della coscia nella loro inserzione a livello dei glutei). Principalmente sono gli sportivi a soffrire di questi problemi (in particolare i runner, calciatori, cestisti e pallavolisti), ma anche soggetti che non praticano queste attività.

Oggi parliamo di cosa NON dobbiamo assolutamente fare se abbiamo un dolore tendineo a livello degli arti inferiori, grazie al lavoro della Professoressa Jill Cook, fisioterapista australiana, considerata tra le massime esperte nel mondo in materia di tendinopatie, che ha stilato un decalogo sulle cose da evitare. Vediamole insieme.

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Video corsi taping kinesiolgico

by Prof. Rosario Bellia, Bergamo 🇮🇹

Video corsi taping kinesiolgico

Prof. ROSARIO BELLIA
fisioterapista, Medicina riabilitativa, docente di ruolo 
N° reg. ODM 308/1314 

 

Via Pietro Mascagni, n. 16 

 24033 Calusco d’Adda (BG)

 (Italy) 

035 799228 3392724348 

belliarosario@virgilio.it

http://kinesiobellia.com

La statistica ingannevole delle statine

by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

📌📌La statistica ingannevole delle statine📌📌

Le statine sono una classe di farmaci ampiamente usata efficaci nel ridurre i livelli plasmatici di colesterolo. Ma quanto sono efficaci e sicure nel ridurre il rischio cardiovascolare? Sicuramente meno di quanto si creda. Un articolo recentemente pubblicato ci mostra come la ricerca sulle statine è caratterizzata da una strategia di presentazione dei dati in cui le statistiche di rischio relativo e rischio assoluto sono state volutamente utilizzate da un lato per amplificare l’apparenza del beneficio, dall’altro per minimizzare i seri eventi avversi. Analizzando i dati degli studi in modo trasparente è chiaro come per un beneficio molto limitato, si vada incontro a frequenti effetti collaterali. Vista la diffusione di questa categoria di farmaci, il risultato sarà che milioni di persone sane diventeranno pazienti e sperimenteranno effetti avversi senza beneficio.

Premessa

Le statine sono farmaci che riducono i livelli di colesterolo tramite l’inibizione dell’enzima HMG-CoA reduttasi. Oggi milioni di persone assumono statine, e il numero degli utilizzatori di questi farmaci è destinato a crescere con l’introduzione di nuove linee guida che ne espandono ulteriormente l’uso.

Ma il colesterolo è un fattore causale delle malattie cardiovascolari? La risposta a questa domanda sembra scontata, ma non è così, tanto che per decenni vi è stata un’accesa disputa tra i sostenitori del nesso causale tra il colesterolo e la malattia coronarica e gli scettici che considerano il colesterolo come un componente vitale del metabolismo cellulare. Gli argomenti dei primi si basano sulla presenza di colesterolo nel tessuto aterosclerotico e su studi che dimostrano un’associazione tra elevati livelli di colesterolo e malattia coronarica. Gli scettici, al contrario, enfatizzano come manchi un legame di causa-effetto tra elevati livelli di colesterolo e malattia coronarica. In effetti, una ricerca estesa ha documentato che la malattia coronarica può presentarsi indipendentemente dai livelli di colesterolo, e che anziani con bassi livelli di colesterolo risultano avere un’aterosclerosi sovrapponibile a quelli con livelli di colesterolo elevati.

Tornando alla domanda iniziale: il colesterolo è un fattore causale delle malattie cardiovascolari? Di sicuro i sostenitori del nesso di causalità hanno avuto la meglio, promuovendo la visione che “non c’è nessun dubbio circa il beneficio e la sicurezza del ridurre i livelli di colesterolo”, e definendo le statine come “farmaci miracolosi” e “l’invenzione più potente per prevenire eventi cardiovascolari”. Anche gli scettici riconoscono che il trattamento con le statine sembra ridurre gli eventi coronarici, ma un’ispezione attenta mostra come il beneficio sia molto più limitato rispetto a quanto è stato raccontato ai medici e al pubblico, e che l’effetto potrebbe derivare da altri meccanismi piuttosto che dalla riduzione dei livelli plasmatici di colesterolo.

Come la statistica ha fatto apparire le statine sicure ed efficaci

 

Negli esempi successivi si mostrerà come l’apparenza dell’efficacia dipenda dal fatto che i risultati sono stati descritti sfruttando il “rischio relativo” e disegnando e interpretando gli studi in modo da minimizzare gli effetti collaterali. Ma prima di analizzare i dati degli studi, è necessario comprendere la terminologia usata nella ricerca che riguarda tre termini statistici: riduzione del rischio relativo (Relative Risk Reduction), riduzione del rischio assoluto (Absolute Risk Reduction) e numero di persone da trattare (Number Needed To Treat). Per chiarire questi termini, consideriamo uno studio durato 5 anni e che ha coinvolto 2000 individui sani di mezza età. L’obbiettivo di questo studio era verificare se le statine possono prevenire una malattia coronarica. A metà dei partecipanti è stato somministrato un placebo (sostanza priva di principi attivi) e all’altra metà una statina. Durante i 5 anni di studio circa il 2% degli individui che assumono il placebo hanno un infarto miocardico non fatale contro l’1% degli individui che assumono la statina. La statina è stata quindi di beneficio all’1% degli individui e 1% è la riduzione del rischio assoluto. Messa in un altro modo, la probabilità di non avere un infarto miocardico non fatale è del 98%, mentre assumendo una statina questa probabilità si riduce ulteriormente dell’1% e arriva al 99%. Il numero di persone da trattare per ottenere un beneficio, uguale a “100/riduzione del rischio assoluto” in questo caso è 100, cioè è necessario trattare 100 persone per 5 anni perché 1 ne abbia un beneficio.

 

Quando si tratta di presentare i risultati della ricerca ai medici o al pubblico, i responsabili della ricerca sanno che le persone non saranno impressionate dall’aumento di un 1% e invece di usare la riduzione del rischio assoluto, presentano il beneficio in termini di riduzione del rischio relativo (RRR). La riduzione del rischio relativo deriva dalla riduzione del rischio assoluto ed esprime la differenza nella presenza di malattia tra i due gruppi con una frazione. Quindi, usando la riduzione del rischio relativo, i responsabili della ricerca possono dire che la statina, anziché ridurre l’incidenza di infarto miocardico non fatale da 2% a 1%, riduce l’incidenza di infarto miocardico del 50%, dato che 1 è il 50% di 2.

 

Un esempio di come l’effetto delle statine è stato ingigantito

 

Per illustrare come nei media e nella letteratura medica un effetto trascurabile del trattamento con le statine sia stato ingigantito usando la riduzione del rischio relativo, qui di seguito viene proposta un’analisi dello studio JUPITER che ha promosso l’uso della rosuvastatina. Leggendo l’articolo originale che trovate in bibliografia, trovate esempi simili tratti da altri studi che hanno promosso l’uso dell’atorvastatina (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial-Lipid Lowering Arm – ASCOTLLA) e della simvastatina (The British Heart Protection Study).

 

JUPITER: in questa ricerca la rosuvastatina o un placebo sono stati somministrati a 17.802 persone sane con un’elevata PCR, ma senza storia di malattia cardiovascolare o elevati livelli di colesterolo. L’obbiettivo della ricerca era verificare nei due gruppi l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, definiti come infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, ospedalizzazione per angina instabile, necessità di rivascolarizzazione arteriosa, o morte secondaria ad eventi cardiovascolari. Lo studio è stato interrotto dopo un follow-up medio di 1,9 anni. Il numero di soggetti che hanno avuto eventi cardiovascolari maggiori è 251 (2.8%) nel gruppo di controllo che assumeva il placebo e 142 (1.6%) nel gruppo che assumeva la rosuvastatina. La riduzione del rischio assoluto è del 1.2% e il numero di persone da trattare (100/1.2%) è quindi 83. Nella ricerca, il beneficio per quanto riguarda il numero di infarti miocardici fatali o non fatali è anche meno: ci sono stati 68 (0.67%) eventi nel gruppo del placebo contro 13 (0.35%) nel gruppo della statina, corrispondenti a una riduzione del rischio assoluto di 0.41% e un NNT di 244, che equivale a dire che 244 persone devono essere trattate per 1,9 anni per prevenire un singolo infarto miocardico fatale o non fatale. Questo significa che per quanto riguarda gli infarti miocardici fatali e non fatali, meno dell’1% della popolazione trattata (lo 0,41%) ha beneficiato del trattamento con la rosuvastatina. Nonostante questo effetto striminzito, sui media il beneficio del farmaco è stato riportato con frasi del tipo “oltre il 50% evita un infarto miocardico”, dato che 0.41 è il 54% di 0.76. Quindi i medici e il pubblico sono stati informati di una riduzione del 54% degli infarti quando in realtà la riduzione effettiva nella popolazione trattata è di meno di 1 punto percentuale. Inoltre, la riduzione del rischio assoluto di 0.41% deriva dall’insieme di infarti miocardici fatali e non fatali. É stata prestata poca attenzione al fatto che sono morte più persone di un infarto nel gruppo che assumeva il farmaco e anche ricercatori esperti possono non aver considerato questo dato poiché non veniva esplicitato nella pubblicazione. I numeri sono nascosti in una tabella dell’articolo pubblicato: sottraendo il numero di infarti non fatali dal numero di tutti gli infarti risulta infatti che nel gruppo che assumeva la statina si sono verificati 11 infarti fatali, mentre nel gruppo di controllo solo 6.

 

Nonostante il minuscolo effetto della rosuvastatina, nei media i risultati di JUPITER sono stati gonfiati. Su Forbes Magazine, John Kastelein, uno dei coautori dello studio ha proclamato: “É spettacolare, finalmente abbiamo dei dati robusti che una statina previene un primo infarto miocardico”. Questa e altre dichiarazioni trionfanti hanno convinto l’agenzia regolatoria del farmaco americana (FDA) a raccomandare il trattamento con rosuvastatina anche a persone con normali livelli di colesterolo ed elevata PCR. Nella pubblicazione dei risultati di JUPITER, non sembra esserci differenza negli effetti avversi dei due gruppi. Comunque, nel gruppo trattato con il farmaco c’erano 260 nuovi casi di diabete contro i 216 del gruppo di controllo (3% vs 2.4%; p<0.01). Al contrario degli effetti benefici del farmaco amplificati usando il rischio relativo, l’effetto significativo dell’aumento dei nuovi casi di diabete nei pazienti che assumevano la rosuvastatina è stato espresso solo in forma di aumento del rischio assoluto. Una valutazione oggettiva di JUPITER avrebbe dovuto essere comunicata in questo modo: “La probabilità di evitare un infarto miocardico non fatale nei prossimi 2 anni è di circa il 97% senza trattamento, ma si può aumentare a circa il 98% assumendo rosuvastatina ogni giorno. Comunque, la vita non sarà prolungata ed è aumentato il rischio di diabete, senza menzionare altri effetti avversi” (che descriveremo in parte nella sezione successiva).

 

Esempi di come gli effetti collaterali delle statine sono stati minimizzati

 

Un secondo problema degli studi che riguardano le statine sono le distorsioni sistematiche per minimizzare gli effetti avversi. Come abbiamo potuto apprezzare, l’effetto benefico delle statine riguarda una riduzione dell’1-2% di eventi coronarici. Questo dato, a livello di popolazione, renderebbe le statine degli ottimi farmaci, se questi non avessero eventi avversi. Ma gli effetti collaterali sono sostanziali e includono un’aumentata incidenza di cancro, cataratta, diabete, alterazioni cognitive e malattie muscolo-scheletriche. Mentre il beneficio delle statine è sempre riportato con la forma del rischio relativo, gli effetti collaterali sono sempre espressi con il rischio assoluto. Nel seguente esempio analizzeremo uno dei seri eventi correlati all’assunzione delle statine che sono stati minimizzati: il cancro. Consiglio ancora la lettura dell’articolo originale che trovate in bibliografia, in cui potrete apprezzare come è stata sistematicamente sminuita l’importanza di altri due effetti collaterali: la miopatia e soprattutto le alterazioni cognitive.

 

Cancro: vari studi sulle statine hanno riportato un aumento dell’incidenza di cancro. In 4 di questi studi l’incremento di incidenza era statisticamente significativo. Nello studio CARE, che includeva 4159 pazienti (576 donne e 3583 uomini) con infarto e livelli di colesterolo elevati, a metà dei pazienti è stata somministrata prasuvastatina e all’altra metà un placebo. Dopo 5 anni di trattamento, 24 pazienti sono morti per patologia cardiovascolare nel gruppo che assumeva il farmaco (1.15%) contro 38 (1.83%) tra i controlli che assumevano un placebo. La riduzione del rischio assoluto è dello 0.68%. L’effetto collaterale più serio è stato il tumore alla mammella, riscontrato in 12 donne (4.2%) nel gruppo che assumeva la prasuvastatina e in 1 donna (0.34%) nel gruppo che assumeva il placebo. Anche se la differenza di incidenza tra i due gruppi è statisticamente rilevante (p = 0.0002), gli autori hanno minimizzato l’aumento del rischio scrivendo nell’articolo: “Non c’è nessuna conosciuta potenziale base biologica… la totalità dell’evidenza suggerisce che questo riscontro nello studio CARE potrebbe essere un anomalia meglio interpretata nel contesto della bassa frequenza di eventi avversi dello studio e nel valutazione statistica di vari eventi avversi”. Ma una base biologica che correla le statine all’aumento del rischio di cancro esiste, dato che un’estesa ricerca indica che le lipoproteine partecipano attivamente al funzionamento del sistema immunitario e una riduzione dei livelli di colesterolo è associata a un’aumentata incidenza di cancro. Inoltre, studi di pazienti ammalati di cancro e controlli sani hanno mostrato che i pazienti ammalati di cancro usavano statine in modo significativamente maggiore rispetto ai soggetti di controllo.

 

Un altro studio in cui è stato riscontrato un aumento dell’incidenza di cancro è PROSPER. Si tratta di una ricerca che ha coinvolto 5084 tra uomini e donne con una storia di vasculopatia o un fattore di rischio per vasculopatie. A metà dei soggetti è stata somministrata prasuvastatina, all’altra metà un placebo. Dopo un follow-up di 3,2 anni, nell’abstract dell’articolo si leggeva che la mortalità da malattia cardiaca veniva ridotta del 24% dalle statine, ma analizzando meglio una delle tabelle, il 3,3% dei pazienti era morto nel gruppo delle statine contro il 4,2% nel gruppo di controllo, per una riduzione del rischio assoluto dello 0,9%. Il piccolo beneficio sulla mortalità cardiovascolare veniva però annullato da un sostanziale numero di pazienti che morivano per un cancro: nel gruppo della prasuvastatina c’erano 28 morti in meno per patologia cardiovascolare, ma 24 morti in più per cancro. Se includiamo nel calcolo casi di cancro che non avevano (ancora) portato alla morte i pazienti, il totale era di 245 pazienti nel gruppo che assumeva il farmaco e 199 nel gruppo che assumeva il placebo, una differenza statisticamente significativa (p = 0.02). Inoltre la differenza tra i due gruppi nei casi di tumore aumentava di anno in anno. Nonostante una differenza statisticamente significativa, la conclusione degli autori era che “la più probabile spiegazione nello sbilanciamento nell’incidenza di cancro nello studio PROSPER è la casualità, che potrebbe in parte derivare dal reclutamento di individui con una malattia occulta”. Per minimizzare ulteriormente questo riscontro gli autori hanno contato il numero di nuovi tumori in tutti i precedenti studi con la prasuvastatina e trovato che presi insieme non c’era un aumento significativo. Ma nel loro calcolo gli autori hanno omesso due fattori importanti: non hanno calcolato il numero di individui con tumori della pelle e non hanno detto che negli studi precedenti i partecipanti erano di 20-25 anni più giovani. PROSPER è uno studio particolarmente importante e unico dato che le statine sono usate nelle popolazione anziana. Il cancro è un riscontro frequente negli studi autoptici delle persone anziane la cui morte è attribuita a un’altra causa, questo perché il cancro è spesso latente e cresce così lentamente che spesso non diventa un problema nel corso della vita, a meno che la crescita non sia accelerata da fattori esterni. Se il trattamento con le statine o la riduzione del colesterolo può essere un fattore che causa il cancro, come mostrato in modelli animali, è probabile che il cancro dia prima i suoi segni nella popolazione anziana. Ci sono grandi differenze tra i periodi di incubazione di tipi differenti di cancro e quelli più facili da diagnosticare sono quelli che compaiono prima. Escludere i tumori della pelle introduce una distorsione importante. Nei primi due studi che riguardavano la simvastatina, 4S e Heart Protection Study, a più pazienti tra quelli trattati erano stati diagnosticati tumori della pelle. Questi dati sono inclusi nelle tabelle degli articoli e non compaiono nel testo, forse perché la differenza non era statisticamente significativa, ma se si combinano i dati dei due studi, l’associazione tra cancro e statine diventa significativa (256/12454 vs 208/12459; p < 0.028).

 

Un’altra ricerca sulle statine in cui il cancro compare più spesso nel gruppo dei pazienti che assumono il farmaco è SEAS. In questo studio sono stati inclusi 1873 pazienti con vari gradi di stenosi aortica e con un valore medio di colesterolo di 222 mg%. La metà sono stati trattati con simvastatina e ezetimide, l’altra metà con un placebo. Eccetto che per una riduzione degli eventi ischemici, non è stato identificato nessun beneficio nei 4,3 anni di trattamento. Comunque, il cancro si è verificato in 105 (11.1%) pazienti che assumevano il farmaco ma solo in 70 (7.5%) pazienti nel gruppo di controllo, un effetto statisticamente significativo (p<0.01). Gli autori hanno notato l’aumentata incidenza di cancro nei pazienti trattati, ma hanno scritto che “dato che la terapia a lungo termine con le statine non è stata associata ad un aumento del rischio di cancro, la differenza di incidenza di cancro osservata nello studio può essere il risultato del caso”.

 

La maggior parte degli studi sulle statine terminano dopo 2-5 anni, un periodo di tempo troppo corto per valutare lo sviluppo della maggior parte dei tumori. In questo contesto è da notare che uno studio caso-controllo a lungo termine su varie migliaia di donne ha mostrato che il numero di neoplasie mammarie raddoppiava tra chi assumeva statine per più di 10 anni (OR 2.00; 1.26-3.17). Se le statine siano carcinogene o meno è una questione aperta. In ogni caso è forte l’evidenza che la riduzione del colesterolo e l’uso di statine sono entrambi associati ad un aumento del rischio di cancro.

 

Conclusione

 

La ricerca sulle statine è caratterizzata da una strategia di presentazione dei dati in cui le statistiche di rischio relativo e rischio assoluto sono state volutamente utilizzate da un lato per amplificare l’apparenza del beneficio, dall’altro per minimizzare i seri eventi avversi, che sono stati ignorati o spiegati in modo che sembrassero verificarsi per caso. Anche se solo il 10% dei pazienti che assumono statine dovesse presentare un evento avverso, il risultato sarà che milioni di persone sane diventeranno pazienti e sperimenteranno effetti avversi senza beneficio.

 

I punti da ricordate

 

Presentare i dati in termini di rischio relativo ha intenzionalmente fuorviato il pubblico così da esagerare il minuscolo beneficio delle statine.
Gli studi sulla riduzione del colesterolo in prevenzione primaria non hanno dimostrato di ridurre la mortalità e allungare la vita.
La riduzione della mortalità cardiovascolare negli studi di prevenzione secondaria è abbastanza bassa e raramente eccede il 2%.
I seri effetti collaterali del trattamento con le statine sono estremamente sottostimati. Gli effetti avversi del trattamento con statine sono molti e riguardano: diabete, alterazioni cognitive, cataratta, cancro, alterazioni muscolo scheletriche.
Il piccolo beneficio visto negli studi di riduzione del colesterolo è indipendente dal grado di riduzione del colesterolo.
Gli approcci per ridurre la mortalità cardiovascolare dovrebbero enfatizzare altri interventi: la cessazione del fumo, evitare l’obesità, il consumo di cibi poco zuccherati e di grassi parzialmente idrogenati.

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by Paolo Leone, Palazzo Acreide 🇮🇹

02 aprile 2020

La stretta relazione fra massoterapia ed esercizio terapeudico negli squilibri muscolari dell'anca.
L'articolazione dell'anca è costituita dal bacino e dal femore.al suo interno troviamo dei legamenti molto importanti : legamento ileo/femorale , legamento ischio/femorale, legamento pubo / femorale , legamento ileo/ femorale. I movime ti di queste due grandi articolazioni sono : movimenti del femore : flesso/estensione sul piano sagittale - abduzione / adduzione sul piano frontale - rotazione interna /esterna sul piano trasversale.
Mentre il bacino è l'anello di connessione fra la colonna vertebrale e gli arti inferiori quindi ha un ruolo di trasmissione di forze e di stabilizzazione tramite i muscoli del tronco , una instabilità del bacino dovuta ad una instabilità muscolare può portare lombalgia , disturbi all'anca , disturbi alle ginocchia e alle caviglie. esempio un accorciamento del muscolo della fascia lata e del grande gluteo possono portare ad una imponibilità del bacino portando ad una sindrome della fascia ileo/tibiale nel ginocchio e una borsite trocanteri a nella regione dell'anca. Una dominanza dei muscoli flessori dell'anca possono portare una meccanica sbagliata dell'anca che può portare ad una gonalgia da sovraccarico nei muscoli collegati al ginocchio , le varie dismetrie del bacino possono portare squilibri di vari muscoli , e tanti altri esempi che non sto qua a descrivete perché non basterebbe un post. Voglio solo dire che il bacino è il centro del nostro corpo dove tutto parte e dove tutto arriva, fare una valutazione posturale è fondamentale per capire gli squilibri , successivamente fare un buon lavoro di massoterapia decontratturante miofasciale e successivamente eseguire esercizi di mobilizzazione attiva per finire eseguire esercizi di stabilizzazione , sono la base per andare a riequilibrare il centro del nostro corpo e portare beneficio all'intero corpo! Alcune foto per capire quello che abbiamo descritto!! Buon lavoro a tutti !!!

Parkinson e Massoterapia

by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

Pescara, 24 aprile 2020

📌📌Parkinson e Massoterapia📌
i quattro pilastri. un nuovo approccio per il Parkinson.

delle persone di 70 anni non si sente limitata dalla ridotta capacità di fare alcune cose. Con il Parkinson, accettare e adattarsi a questa realtà è più difficile, perché si è meno preparati ad affrontarlo. Tuttavia ci si deve abituare e, come con la vecchiaia, accettare il fatto che siamo in continuo cambiamento.

I servizi sanitari in Europa non sono sempre a nostro favore. Viene fatta la diagnosi, prescritto un pacchetto di pastiglie e fissato un appuntamento per l’anno successivo. Si tratta di uno shock psicologico, scarsamente compreso, che colpisce il paziente e la sua familgia. Le domande sorgono spontanee: “Cosa dovremo fare? Cosa succederà?”

Non è sorprendente che oltre il 50% delle persone con il Parkinson siano clinicamente depresse e che la stragrande maggioranza cerchi di chiudersi in se stessi invece di cercare aiuto. La triste verità del Parkinson è la mala-informazione.

Sarebbe totalmente diverso se fosse detto: “E’ possibile ridurre i sintomi fino al 40%; si può rallentare la progressione, e la tua vita diventerà più preziosa, se farai le scelte giuste”.

Alcuni sono riluttanti ad ammettere di avere il Parkinson, quasi come se avessero paura di essere considerati come diversi o più deboli. Eppure, anche un atleta delle Paralimpiadi viene applaudito, perché ha scelto di combattere. Chiunque affronta le avversità con determinazione è più forte!

Parole come “Il Parkinson mi ha reso un uomo migliore” o “Il Parkinson è stata un’occasione” hanno poco senso al momento della diagnosi.

Secondo un famoso studio (Parkinson Outcomes Project), i primi fattori che distruggono la qualità di vita di una persona con il Parkinson sono l’apatia e la depressione, e non tutti gli ormai noti sintomo motori. Questo punto è essenziale per imparare a convivere con il Parkinson.

Capita di incontrare le famiglie devastate dal Parkinson, e di settimana in settimana spieghiamo che il Parkinson può portare a un cambiamento che può rafforzarli dando loro nuove opportunità. Il Parkinson non distrugge la nostra vita, ma impone dei limiti a cui dobbiamo adattarci.

Il nostro approccio terapeutico si basa sul concetto di quattro pilastri chiave per mantenere una buona qualità di vita. I medicinali non sono naturalmente al centro, ma importanti; ovvio che una casa con una sola parete non potrà certo reggere il tetto. Non sono solo i farmaci a cambiare la vita di una persona depressa, ma c’è bisogno che tutti i quattro elementi abbiano lo stesso peso.

Se vogliamo imparare una lingua straniera, un’ora a settimana non è sufficiente. Due settimane di full-immersion avrebbero un impatto molto più elevato. Otterremmo ancora di più applicando quotidianamente quanto imparato e parlando quella lingua ogni giorno per il resto della nostra vita. E’ lo stesso per il Parkinson.

I quattro pilastri nello specifico
- Integrazione
- attività motoria
- stile di vita
- psicologia

La cura farmacologica, come abbiamo accennato in precedenza, è ciò che ci fa muovere e facilita alcuni aspetti del Parkinson. Un noto neurologo Britannico ha spiegato di recente: “Noi sappiamo molto riguardo al Parkinson, ma non possiamo sapere cosa sia veramente avere e vivere con il Parkinson”. È probabilmente la ragione per cui questo neurologo è così eccezionale. Abbiamo conosciuto molte persone che hanno visitato più di dieci neurologi e si lamentano per non aver trovato quello giusto, che può “risolvere” i loro problemi. Non è realistico che in un appuntamento di 20 minuti un neurologo possa risolvere tutte le problematiche annesse al Parkinson con una pastiglia miracolosa. La medicina è un pilastro essenziale, basilare per ogni persona con il Parkinson, ma non è una stampella

Il nostro protocollo NON cambia né prescrive nuovi farmaci durante i soggiorni di questi. Nel caso in cui venga richiesto, forniamo ai clienti dei nominativi di Neurologi che collaborano con il Centro e che potrebbero essere d’aiuto ai clienti.

L’importanza dell’attività fisica è ormai nota. Come l’assunzione di pillole, è ormai scientificamente accettato che debba essere fatta ogni giorno per produrre e mantenere i risultati. Regolarità è meglio di quantità. Ma che cosa dobbiamo fare per migliorare la nostra condizione con il movimento? Camminare è un aspetto fondamentale e essenziale della vita quotidiana con il Parkinson. Produce un effetto neuro-protettivo. In breve: aiuta a rallentare la neuro-degenerazione, che è un bene per tutti, ma soprattutto per coloro con il Parkinson.

Gli studi dimostrano che la Massoterapia deve essere combinata con il pensiero cosciente: “Pensa prima di muoverti”. Questo punto è spesso dimenticato e si basa sul concetto di neuro-plasticità. Se ci si rompe una gamba, la si può riabilitare, ma per Persone con Parkinson il problema è diverso: la fisioterapia deve essere combinata con il pensiero cosciente (“Neuroterapia”). Se pensiamo a correggere la nostra postura, ad aumentare la lunghezza del passo e al movimento del braccio, e poi consapevolmente continuiamo a farlo, scopriremo che in un breve periodo di tempo il cervello si adatterà a questa nuova normalità e quel movimento diventerà automatico.

Anche le terapie di gruppo sono popolari, ma ognuno è diverso ed il Parkinson di ognuno è diverso. Prendete quattro chef e date loro gli stessi dieci ingredienti: vi ritroverete con quattro piatti differenti. Se si vuole veramente ridurre i sintomi, è necessario lavorare individualmente con uno specialista per determinare, correggere e imparare come continuare questo miglioramento anche a casa.

Fare la spesa, camminare piuttosto che usare la macchina, fare giardinaggio, o qualsiasi attività quotidiana è importante e utile per mantenersi attivi. Non avere voglia di fare qualcosa, perdere interesse sono segni che lo stile di vita e l’approccio con cui si affronta la quotidianità possono essere sbagliati. Cercate di fare quello che vi piace, o ancora meglio coltivate una passione.
Sappiamo che se non usiamo le nostre abilità mentali e fisiche progressivamente queste vengono meno, le perdiamo.

Abbinate sempre un’attività o un esercizio specifico almeno 2-3 volte alla settimana e fate movimento ogni giorno, come fate con le medicine: se non le prendeste non avrebbero effetto.

Lo stile di vita è forse l’aspetto meno compreso, e quindi quello affrontato con più difficoltà tra i quattro pilastri. Oltre ai punti ben conosciuti come l’importanza di una dieta sana e la prevenzione dello stress, è essenziale capire che dobbiamo scegliere come vivere la propria vita. Possiamo scegliere di essere apatici e negativi, o possiamo scegliere di prendere il controllo. Possiamo scegliere di delegare la nostra qualità di vita ad un neurologo o ai nostri coniugi, o possiamo scegliere di focalizzarci su quello che ci piace diventare protagonista. La scelta di continuare a fare tutto alla stessa velocità di prima non è una decisione saggia. Vivere agli stessi ritmi di prima (a tutta birra) è come guidare una macchina veloce, però con un motore che sta lentamente perdendo potenza: ad un certo punto si romperà.

La vita cambia, ma chi dice che non siamo in grado di decidere come dovrebbe cambiare? Se scegliamo di fare meno, ma fare più spesso quello che ci piace, allora la qualità della nostra vita sarà mantenuta, se non migliore. Confondiamo la quantità con la qualità di vita.

La terapia cognitiva è l’ultimo dei quattro pilastri. Il primo passo è quello di accettare il Parkinson; che significa accettare qualcosa che non si desidera, ma proprio come l’invecchiamento, è un dato di fatto. Come possiamo combattere qualcosa se non accettiamo? E’ come salire su un ring con gli occhi coperti: verremo colpiti duramente. Togliamo la benda, in modo tale da poter colpire e combattere.

Comprendere la verità riguardo al Parkinson ci rende più forti, così come renderci conto che possiamo influenzarne la progressione e i sintomi. E’ molto più difficile combattere una guerra in cui non crediamo o di cui non capiamo la strategia. Solo se accettiamo e comprendiamo questo possiamo essere motivati, e ciò sarà efficace solo se uniamo quello che dobbiamo fare con quello che ci piace. Non possiamo rimanere motivati se continuiamo a fare quello che dobbiamo senza avere alcuna ricompensa. La dopamina viene rilasciata nel nostro cervello quando facciamo qualcosa di piacevole; per esempio saremo più inclini a fare una lunga e sana passeggiata se avremo una ricompensa come una sosta in una gelateria o al bar preferito.

Queste tre fasi portano all’azione reale, in cui crediamo e che siamo in grado di sostenere. Troppa gente parla di ciò che deve fare, senza però aver accettato, capito e deciso di farlo nella realtà.

Se uno di questi quattro pilastri crolla, può abbattere anche gli altri. Ecco perché l’apatia e la depressione sono così distruttive. Se smettiamo di interessarci, di fare esercizi e smettiamo vivere. Ci rimangono solo le medicine – torniamo al punto di partenza – e peggio, entriamo in quello che un eccellente neurologo ha chiamato “Vortice di apatia”. Il vortice ci tira verso il basso, elimina la neuro-protezione e la neuro-plasticità, e distrugge le persone con Parkinson e le vite di coloro che li circondano.
Pensare solamente alla propria vita prima del Parkinson, invece di dedicarsi a tutto ciò che non si ha ancora fatto è l’origine della depressione. Guardando il futuro potreste provare paura e ansia: “Dove sarò tra dieci anni? Che cosa ci riserva il futuro?”.

La verità è che né guardare avanti o indietro è rilevante: l’importante è oggi! Dobbiamo concentrarci sul gestire e trarre il massimo ogni giorno: guardando il lato divertente, imparando la verità e vivendo una vita piena con il Parkinson.

Ernia Cervicale

by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

20 aprile 2020

Ernia Cervicale

L'ernia cervicale consiste nella fuoriuscita di materiale gelatinoso dal nucleo polposo di un disco intervertebrale situato nel tratto cervicale. A seguito dell'erniazione, si viene a formare una sorta di protuberanza del disco intervertebrale che comprime le radici nervose dirette ad un braccio e/o il midollo spinale.

Cause
I traumi cervicali costituiscono la principale causa di ernia cervicale; tra questi ricordiamo: aumento dei carichi sul rachide, colpo di frusta, inclinazione delle vertebre, indebolimento del disco causato dall'invecchiamento, spondilosi cervicale.

Sintomi
Il sintomo principale dell'ernia cervicale è il dolore al collo (cervicalgia) che tende ad irradiarsi lungo il braccio (brachialgia). Il dolore può essere affiancato da sintomi secondari: debolezza degli arti superiori, formicolii alle braccia, mal di testa e compromissione del midollo spinale (mielopatia).

Diagnosi
Un'ernia cervicale viene confermata da più test diagnostici: TC, RMN, radiografia del collo, mielografia, discografia, elettromiografia.

Trattamento e terapia

Terapia conservativa (indicata per le ernie lievi) → assunzione di FANS, corticosteroidi, rilassanti muscolari, utilizzo del collare cervicale, fisioterapia.

L'ernia cervicale (o ernia discale cervicale) è definibile come una sporgenza di un disco intervertebrale del tratto cervicale, che comprime le radici nervose dirette ad un arto superiore e, talvolta, anche il midollo spinale. Pur trattandosi di una malattia benigna, l'ernia cervicale è percepita come un disagio altamente invalidante, dal momento che esordisce con dolore intenso, penetrante e persistente. Il paziente affetto da ernia cervicale necessita pertanto di riposo, l'unica apparente soluzione possibile per placare il dolore.

Un po' di anatomia per capire...

Il rachide cervicale è costituito da 7 vertebre articolate tra loro in modi differenti; queste vertebre vengono identificate con la lettera C, e progressivamente numerate da C1 a C7.
La prima e la seconda vertebra cervicale - denominate rispettivamente atlante ed epistrofeo - costituiscono il rachide cervicale superiore: in questa sede non c'è un disco intervertebrale, pertanto non è possibile che si crei un'erniazione.
Le ernie cervicali possono invece instaurarsi nel rachide cervicale inferiore, costituito dalle rimanenti 5 vertebre (C3-C7).
Ogni disco è formato da:

Nucleo polposo, costituito da una sostanza gelatinosa composta dall'88% di acqua
Anelli concentrici fibrosi (anulus fibrosus): contengono il nucleo e lo proteggono da movimenti bruschi e da carichi pesanti, impedendo la fuoriuscita della sostanza gelatinosa dal disco
Legamenti longitudinali anteriore e posteriore, la cui funzione è rafforzare l'anulus. A livello cervicale, il legamento posteriore deve adempiere ad un'importantissima funzione, ovvero proteggere il midollo spinale. A tale scopo, questo legamento è potente e largo.
La rottura dell'anello fibroso determina la fuoriuscita del nucleo polposo dalla propria sede (ernia cervicale).

L'ernia cervicale si manifesta più frequentemente a livello di C4-C5, C5-C6 e C6-C7.
A differenza delle ernie addominali (es. ernia ombelicale, ernia inguinale ecc.), l'ernia cervicale è un erniazione interna, dunque lo spostamento dei visceri - che avviene all'interno del corpo - non è evidente.

L'usura e la degenerazione del disco, unitamente ai traumi cervicali, costituiscono le principali cause di ernia cervicale. Più precisamente, il paziente può contrarre un'ernia cervicale nelle seguenti situazioni:

Atteggiamento e postura del corpo errati
Aumento dei carichi sul rachide
Colpo di frusta
Deficit muscolari e debolezza dei tessuti legamentosi
Inclinazione delle vertebre: la modificazione della normale struttura delle vertebre aumenta il rischio di ernia discale cervicale
Indebolimento fisiologico del disco (causato dall'invecchiamento)
Sollecitazioni ripetute nel tempo
Spondilosi cervicale (malattia degenerativa di un disco cervicale)
Vibrazioni sul rachide

Il sintomo principale dell'ernia cervicale è il dolore al collo (cervicalgia), che tende ad irradiarsi lungo il braccio (brachialgia).
L'ernia cervicale è spesso dolorosissima, tanto che il dolore può compromettere seriamente l'attività lavorativa del paziente che ne viene colpito: il malcapitato, infatti, trova sollievo esclusivamente con il riposo, atteggiamento che - come vedremo successivamente - non sempre è corretto.
Il dolore può essere associato ad eventuali disturbi da compressione delle strutture nervose annesse, collocate nel canale vertebrale (radici nervose e midollo spinale). La pressione esercitata sulla radice del nervo è definita radiculopatia cervicale.
Il dolore cervicale è inoltre affiancato da una serie di sintomi secondari, come:

Acutizzazione del dolore roteando la testa e stirando il collo
Compromissione del midollo spinale (mielopatia cervicale)
Debolezza muscolare del braccio + dolore cervicale persistente (cervicobrachialgia)
Deficit motori più o meno gravi (es. paresi)
Difficoltà a muovere il braccio
Formicolii alle braccia e sensazione di scosse elettriche
Ipomobilità dell'arto superiore
Mal di testa
Sensazione di punture di spilli a livello cervicale
Nei casi più gravi, l'ernia discale invade il canale cervicale, comprimendo dunque il midollo osseo: in simili frangenti, i sintomi dell'erniazione si ripercuotono anche a livello della gamba (mieloradicolopatia).

Un importante risultato nel trattamento di questa patologia è il nuovo metodo Atlantis del prof.Egidi studiato in collaborazione con il Dott.Ruggio della ODM International di Lugano.

Un trattamento non invasivo e senza uso di farmaci, in grado di ridurre fino al90% le sintomatologie di questa patologia.

Unico nel suo genere e già riconosciuto in Europa!!!

Per info e appuntamenti vi invitiamo a contattarci per una visita gratuita o per fissare un appuntamento al 3491847174

Massoterapia Estetica metodo Egidi

by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

Massoterapia Estetica metodo Egidi

Grazie a questa nuova metodologia e approccio massoterapico studiato dal  prof.Egidi Docente accreditatoInternational Board of Massage Therapist Association Registered in the Commercial Register of the Canton of Ticino, Switzerland

Docente ADON e membro del comitato scientifico ENDAS,
è possibile apportare benefici e risultati duraturi dal punto di vista estetico.

A breve saranno preparati corsi completi o Seminari specifici di alta competenza che offriranno all’estetista o al terapista dei modi facili,
rapidi e sicuri per migliorare e agevolare il proprio lavoro anche dal punto di vista estetico.

Tramite un semplice utilizzo di tecniche specifiche e di metodiche di
massaggio avanzato questi seminari ti permetteranno di scoprire agire
con più efficacia in ogni tuo trattamento facendo la cosa giusta e al
momento giusto.  Potrai capire se il prodotto che usi è quello più
efficace per la tua cliente.


 Vi guideremo nel capire e studiare, l’emozione collegata all’inestetismo, lo squilibrio estetico ormonale, la postura, l’alimentazione stressante…e molto altro ancora. 
Tutte le tecniche di Massoterapia Estetica metodo Egidi (accreditate da ODM International) sono semplici nella loro applicazione ed i risultati sono immediati.


L’efficacia sta nell’utilizzare un sistema sinergico di tecniche che lavori negli aspetti fisiologici (muscoli, pelle, ecc.), Mentali (emozioni e mente), ed Energetici (meridiani,) del corpo.
Gli obiettivi principali saranno:
Sistema Linfatico del Corpo,

Stress estetici del Viso, 

Stress estetici del Corpo e Seno,  

Un Estetista di successo, 

Obiettivi estetici Massoterapici.


In attesa vorrei lasciarvi con una frase motivante per il percorso che vorrete intraprendere:
Lavora come se non avessi bisogno di denaro,
ama come se non ti avessero mai ferito,
e balla come se non ti vedesse nessuno.
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione
non hanno età.
Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza.
Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida.
Finché sei vivo, sentiti vivo.
Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

Il massaggio miofasciale

by Paolo Leone, Palazzo Acreide 🇮🇹

Il massaggio miofasciale


La fascia nella nuova scienza è considerata formata in maniera quadrimensionale e non tridimensionale come si credeva , questo quarto strato riguarda l’aspetto neurale e si è vista la sua stretta connessione con il sistema nervoso centrale , questo quarto strato di fascia è sei volte più ricco neuralmente rispetto al tessuto muscolare , in questo strato subentra anche l’aspetto emozionale quindi tutte le emozioni negative attaccano questa parte della fascia , quindi queste strutture con il passare del tempo pensando a livello emozionale sempre in maniera negativa , essere stressati , sempre nervosi , ansiosi , depressi ecc.. vanno a disidratare questa struttura che va a creare dei compensi nel nostro corpo e va a sbilanciare la nostra postura e di conseguenza crea patologie posturali ( blocchi vertebrali , rigidità articolare , rigidità muscolare , cervicalgia , lombalgia ecc ecc ) un semplice lavoro attivo passivo quindi piccoli esercizi più massaggio mio fasciale lavorando la lingua ( esercizi linguali) massaggiando la base occipitale , massaggiando la pianta dei piedi e facendo piccoli esercizi con delle palline si riesce a migliorare tutti i blocchi cervicali ,


Questo perché andiamo ad attivare la linea fasciale profonda che parte dalla pianta del piede passa sale dietro passando dal pavimento pelvico salendo dalla zona dorsale passando dalla base occipitale si immerge nell’acute passa dalle sopracciglia fino ad arrivare sulla lingua , se ci sono tensioni in una parte di questo percorso ecco che si creano le retrazioni mio fasciali . Questa linea profonda da pure stabilità al nostro corpo .

Con il Trattamento mio fasciale possiamo lavorare anche sotto stati infiammatori perché ci permette di lavorare in zone lontane dall' infiammazione andando a sbloccare la zona infiammata in maniera riflessa . Questo trattamento può essere applicato sia in persone con varie patologie muscolo / scheletriche e articolari, per gli sportivi che vogliono migliorare la loro performance , per persone con uno stato di stress eccessivo . Quindi questo massaggio abbinato ad alcuni esercizi attivi di mio fasciali rendere il nostro corpo pieno di energia elastica che andrà a risolvere le varie problematiche che abbiamo descritto nelle righe precedenti , ci farà recuperare il benessere psico fisico perduto causa la nostra vita sedentaria e frenetica ! 
Grazie x l’ attenzione per qualsiasi approfondimento su questo tema molto affascinante potete contattarmi!!

Massoterapia estetica

by Prof Gianluca Egidi, Pescara

14 aprile 2020

📌MASSOTERAPIA ESTETICA📌

Figlia della Massoterapia Applicata, la “Massoterapia Estetica”, rappresenta un recente ambito di applicazione di questa tecnica.

Funziona con la stessa logica di tutta la Massoterapia, la differenza consiste nella sua capacità di individuare le problematiche correlate con l’ambito estetico; una tecnica messa a punto di recente dal Prof.Gianluca Egidi socio terapista onorario Associazione International Board of Massage Therapist,  
per evidenziare e riequilibrare gli inestetismi del corpo.

La consapevolezza delle relazioni dello stress estetico con gli squilibri negli aspetti energetici crea consapevolezza e facilità la risoluzione dello stress.

Con la Massoterapia Estetica si possono trattare e fare delle correzioni sia per il viso che per il corpo.

La Massoterapia Estetica permette di lavorare con scurezza e precisione ottenendo risultati più profondi e duraturi.

Tramite dei test ed una visita accurata il massoterapista puo individuare facilmente le varie problematiche del corpo che possono ostacolare a livello estetico come:

- Pelle asfittica

- Tendenza alla cellulite edematosa 

- Stasi linfatica

- Tendenza alla cellulite fibrosa

- Squilibri ormonali subclinici che creano stress alla pelle

- Squilibri nutrizionali che sbilanciano la pelle

- Postura corretta e stress estetico

- Carenze probiotiche intestinali e tossine della pelle

- Stress emozionali

Dopo aver fatto tutte queste verifiche il terapista utilizzerà:

- manualità e prodotti che già usa nel suo studio ,ma in forma più mirata e con maggiori risultati

- userà una serie di correzioni estetiche-massoterapiche specifiche per quei stress estetici

A metà ciclo di trattamenti rifarà una valutazione estetica massoterapica (richiedono circa 1/2 ora) per valutare i miglioramenti svolti.

Un importante sviluppo della Massoterapia applicata che troverà un importante seguito con seminari specifici per sia addetti del settore ma sopratutto per estetiste che vorranno ampliare i loro servizi alla persona.

ernie di Schmorl diffuse a livello del rachide lombare

by MFT Roger Battiston, Albizzate (VA) 🇮🇹

9 aprile 2020

Rendo nota di paziente maschio anni 65 Con evidenti ernie di Schmorl diffuse a livello del rachide lombare spondilolistesi di L2 su L3 e L4 su L5 si può notare anche una stenosi del canale midollare e artrosi diffusa. Il paziente è stato visto dal dottor Casali Matteo ortopedico che visita presso professione salute e movimento. Dalla visita emerge Chiaramente la necessità di stabilizzare con un artrodesi la colonna vertebrale a partire dalle L2 fino ad L5.
Intanto il paziente viene trattato con della fisiokinesiterapia e della ginnastica ponderata e rispetto delle varie patologie per cercare di aumentare il tono muscolare degli ischiocrurali quadricipite e colonna vertebrale.

Distonia cervicale

by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

📌Distonia cervicale📌

La distonia cervicale è caratterizzata da contrazioni (spasmi) involontarie di lunga durata (croniche sostenute) o periodiche e intermittenti dei muscoli del collo, che costringono quest’ultimo a girarsi in modi diversi.

Una forma (chiamata distonia cervicale ad insorgenza tardiva) inizia in età adulta. Dal momento che provoca la rotazione del collo, a volte è chiamata torcicollo spasmodico.

È il tipo più comune di distonia che colpisce una sola parte del corpo. Di solito la causa è sconosciuta, ma in alcune persone il torcicollo spasmodico è dovuto a una mutazione genetica. Lo stress o i problemi emotivi possono aggravare il torcicollo spasmodico.

La distonia cervicale può

Essere presente alla nascita
Insorgere successivamente, a causa di vari disturbi neurologici
Derivare dall’uso di farmaci che bloccano la dopamina (come l’aloperidolo e altri farmaci antipsicotici)

I sintomi della distonia cervicale possono iniziare a qualsiasi età, ma solitamente cominciano fra i 20 e i 60 anni, il più delle volte fra i 30 e i 50 anni.

In genere iniziano di solito gradatamente, ma possono insorgere improvvisamente.

A volte cominciano con lo scuotimento della testa da un lato all’altro, come se si scuotesse la testa per dire di no. Alcuni muscoli del collo possono contrarsi e rimanere contratti, oppure possono contrarsi a intermittenza, ruotando il collo. Le contrazioni possono essere dolorose. La testa può girarsi da un lato o essere spinta in avanti o indietro. A volte si solleva una spalla.

I sintomi variano da lievi a gravi. Solitamente gli spasmi si aggravano lentamente per 1-5 anni, poi si stabilizzano. In circa il 10%-20% delle persone scompaiono da soli entro 5 anni dall’insorgenza dei sintomi. Gli spasmi scompaiono più facilmente quando sono lievi e quando iniziano in giovane età. Tuttavia, possono persistere per tutta la vita, limitando il movimento e ruotando in modo permanente testa, collo e spalle in una posizione distorta.

Alcune tecniche fisiche possono a volte alleviare temporaneamente gli spasmi. La Massoterapia può aiutare a migliorare la flessibilità.

I Massoterapisti possono aiutare i pazienti a identificare i movimenti che aggravano gli spasmi e quelli che li alleviano. Alcuni possono trarre beneficio dal biofeedback (l’uso di tecniche di rilassamento per controllare i processi inconsci del corpo, come battito cardiaco e tensione muscolare) o massaggi.

Alcuni trucchi possono aiutare ad alleviare brevemente gli spasmi. Includono toccare lievemente il mento, la guancia, la parte superiore del volto o la nuca. Questi trucchi sono di solito più efficaci se eseguiti sul lato opposto dello spasmo.

Una tecnica rivoluzionaria è il metodo Atlantis del Prof.Egidi in collaborazione con il Dott. Ruggio della ODM International.

Una tecnica specifica per il trattamento delle patologie cervicali in maniera non invasiva e priva di farmaci.

per info e appuntamenti non esitate a chiamare il 3491847174 oppure passate a trovare per una visita gratuita presso il nostro studio di Pescara in Via Tasso, 25.

Virus contro sistema immunitario

by Dott. Davide Gerlando Schembri 🇮🇹

Virus contro sistema immunitario

 

Non sottostimate mai i piccoli avversari: 

un leone si vede, un virus no

 

 

Siamo chiamati al rispetto della vita.

 

Siamo chiamati al rispetto della natura, degli altri e di noi stessi.

 

E anche io mi sento chiamato a fare la mia parte e informare.

L’unica cosa che possiamo fare in questo momento? Mangiare meglio. 

 

Proprio nel rispetto di noi stessi e delle nostre preoccupazioni che attualmente non sono buon cibo per la mente (e per il sistema immune) è bene ricordare che ciò che mangiamo e digeriamo potrà essere per noi un giusto carburante, una giusta energia salutare oppure un prodotto tossico e di scarto che nel tempo può rovinarci la salute.

 

In ambito automobilistico ad esempio si parla di rottura meccanica, elettrica, elettronica e si parla di riparazione mentre nell’organismo parliamo di malattia e cura o supporto alla salute.

 

Sappiamo bene che l’apparato gastrointestinale estrae (se glieli diamo) i micronutrienti dai cibi.

 

Sappiamo che l’intestino di un individuo sano è popolato in larga parte da differenti ceppi batterici definiti commensali o “batteri buoni”, lactobacilli e bifidobatteri in particolare. Questi, nel loro complesso, vanno a formare la flora batterica interagendo non solo tra loro, ma anche con altri microorganismi (funghi, archea ecc.) e con l’ospite, influenzandone ad esempio il metabolismo di certi nutrienti, la produzione di alcuni neurotrasmettitori (serotonina ecc.), l’attività e l’espressione di agenti coinvolti nella risposta immunitaria (citochine, linfociti, cellule dendritiche, agenti pro/anti-infiammatori ecc.)

 

Si possono effettuare continuamente ricerche su libri, siti specializzati e non, per rendersi conto dell’esistenza di una relazione continua e stretta tra ogni esistente patologia e la flora batterica intestinale proprio perché una alterazione di quest’ultima è in grado di mantenere lo stato di salute dell’individuo o determinare una malattia.

 

Esiste anche una relazione netta con il tono dell’umore al punto che molti neurotrasmettitori sono prodotti nell’intestino tra cui la serotonina. Inoltre, le relazioni fra i nutrienti che assumiamo, fra la flora batterica intestinale e l’organismo umano non si limitano al sistema immunitario generale, ma riguardano quasi tutti gli altri sistemi ed apparati.

 

Ogni malattia riceve dal cibo l’aiuto sia preventivo che attivo durante lo stato patologico in modi diversi.

 

Conoscere alcune informazioni nutrizionali ci permette di affrontare ogni problema psicofisico acuto o cronico con scienza e buon senso.

 

Preoccuparsi significa occuparsi di qualcosa che potrebbe non accadere e spesso non accade, invece preattivarsi ci permette di attivarci appunto prima per evitare e scongiurare problematiche tipo quelle che ci troviamo ad affrontare attualmente come contro l’infezione da coronavirus COVID-19.

 

Come Medico marchigiano con incarichi regionali nazionali e internazionali che in questo momento vive una brutta realtà che si diffonde in tutta Italia e nel mondo senza tregua, DEDICO all’amico Antonio Ruggio Presidente Ordine Internazionale dei Massaggiatori e all’amica Tamila Rzaeva President of the Ukrainian Union of spa professionals, resorts and wellness facilities of Ukraine, founder and teacher of the International SPA Academy, head of the Global Event SPA in Ukraine e a tutto il suo gruppo di lavoro del Grand Massage & Wellness Congress, queste indicazioni con alcune regole salutari per scoprire se stiamo mangiando cibi con all’interno micronutrienti utili al nostro sistema immune o se stiamo attivando energie sprecate dall’apparato gastrointestinale per assimilare poco o nulla.

 

 

Le energie ci servono e lo sanno bene ad esempio i miei pazienti oncologici che a causa del tumore e delle terapie presentano molte problematiche tra cui le difficoltà digestive di assorbimento e l’abbassamento delle difese immunitarie che vanno potenziate con l’alimentazione e la nutrizione.

 

Quali sono i cibi ‘amici’ che possono rafforzare le difese immunitarie e da preferire in questo periodo di emergenza sanitaria da coronavirus? Per rispondere a questo fornisco alcune regole per un supporto del sistema immunitario in modo che ognuno, famiglie e amici possano utilizzarle ricordando nel rispetto delle corrette norme comportamentali anti infezione che la presenza del virus è condizione necessaria ma non sufficiente all’infezione.

 

Come bisogna essere in due per fare un litigio, così bisogna essere in due per prendere una malattia, il virus e il suo ospite.

 

Il sistema immunitario dell’ospite deve fallire e permettere al virus di infettare l’organismo, cosa più difficile per quest’ultimo nei confronti dei bambini e dei ragazzi che come ben sentite dalle statistiche avendo un buon sistema immunitario o non contraggono il virus o sono portatori asintomatici o hanno sintomi più lievi.

 

Per questo motivo potenziare il sistema immunitario con il giusto stile alimentare, i giusti consigli, le giuste informazioni e i giusti alimenti funzionali riconosciuti dal punto di vista scientifico e non pubblicitario ma sulla loro efficacia provata, rappresenta una ulteriore arma antivirale fondamentale per tutti noi.

 

La più forte e importante difesa che abbiamo oggi contro i virus, in assenza di farmaci è il nostro sistema immunitario.

 

Come accennato la nutrizione svolge un ruolo essenziale nello sviluppo e mantenimento del sistema immunitario. Da un lato le carenze nutrizionali possono compromettere la risposta immunitaria e renderci maggiormente esposti alle infezioni. Dall’altro, un buono stato nutrizionale può prevenire la comparsa di malattie (non solo infettive) e l’immunodepressione. La resistenza alle infezioni (che possono essere causate da virus o batteri) - può essere migliorata fornendo all’organismo antiossidanti vitamine minerali e alimenti funzionali. Queste sono tutte molecole che aiutano a difendersi dall’attacco di agenti nocivi e dallo stato di stress ossidativo. Spesso con una dieta del tipo <<Mangio quel che c’è>> senza regole e senza chiare informazioni si incorre nel pericolo della malnutrizione da micronutrienti. Spesso solo con l’alimentazione non si riesce ad assumere queste sostanze in quantità adeguate ed ecco allora che si ricorre agli integratori ma anche qui conoscere quali assumere senza pericolo e secondo le evidenze scientifiche risulta fondamentale.

Un giorno scoppiò un enorme incendio nella foresta. Tutti gli animali uscirono fuori dalle tane e scapparono via spaventati. Mentre se la dava a gambe come tutti gli altri, il leone, il re della foresta vide un piccolo colibrì che volava in direzione opposta. <<Ma dove credi di andare?>> chiese il Leone al colibrì <<C’è un incendio enorme dobbiamo scappare via>>.

 

Il colibrì rispose  <<Vado al lago a raccogliere acqua col becco da buttare sopra l’incendio>>.      Allora il leone sbottò:

 

<<Ma sei completamente impazzito? Non penserai di poter spegnere un incendio enorme con 4 gocce d’acqua……>>. Il

 

colibrì rispose <<Io faccio solo la mia parte>>.

 

Con affetto

 

Dott.Gerlando Davide Schembri

 

 

PROTOCOLLO GENERALE

 

RICORDO E PREMETTO CHE IL CIBO NON NUTRE MA SIAMO NOI CHE ESTRAIAMO I NUTRIENTI DAL CIBO CON LA DIGESTIONE QUINDI TUTTO DIPENDE DALLE NOSTRE CAPACITÀ. INOLTRE ANCHE IL CIBO CHE HA TANTI NUTRIENTI E PROPRIETÀ SE NON VIENE BEN MASTICATO E INSALIVATO POSSIAMO IMMAGINARLO QUASI COME UNA SOSTANZA TOSSICA ANCHE SE RISULTA UNA ESPRESSIONE FORTE MA RENDE L’IDEA ANCHE PERCHE’ STOMACO INTESTINO PANCREAS FEGATO ETC DOVRANNO FARE UN SUPER LAVORO PER DIGERIRLO TOGLIENDO ENERGIE AL NOSTRO SISTEMA.

 

SCHEMA DI SUPPORTO PSICOFISCO E SISTEMA IMMUNE

 

Colazione:

 

 

Acqua e limone con miele o mielata, uno o due cucchiaini

 

Assumere a stomaco vuoto un centrifugato o estratto di :

 

carota mela sedano e zenzero

 

(circa 1 bicchiere da bere almeno 2 volte al giorno oppure sorseggiare durante la giornata con aggiunta in questo caso di limone come conservante)

 

Nell’arco della mattina mangiare uno o più spuntini con

 

Frutta ad esempio Kiwi mela avocado mandarino mandarancio banane pere ribes prugne more lamponi e

Frutta secca mista:

 

(Esempio di quantità di frutta secca :3 datteri al naturale, 3 noci 5 nocciole 5 mandorle 4 anacardi) Yogurt intero senza zucchero o ancor meglio Yogurt kefir che è naturalmente senza lattosio

 

APRIRE IL PRANZO CON VERDURA CRUDA TIPO

 

INSALATA VERDE, CAROTA, RUCOLA con cucchiaini a piacimento di semi macinati misti ad esempio di girasole sesamo lino chia zucca etc e condire con olio extra vergine di oliva o tamari 2-3 cucchiaini oppure sale rosa o sale marino integrale

 

 

PRANZO diversificare durante la settimana i seguenti carboidrati:

 

Scegliere tra Riso integrale, Riso Venere, Farro, Grano Saraceno, Miglio, Quinoa, Legumi,

 

Anche in zuppa oppure in pasta con SUGO DI VERDURA O CON FUNGHI o CON FRUTTI DI MARE (tutte le verdure vanno bene, limitando melanzane peperoni e pomodori ovvero le solanacee)

 

(Se possibile aggiungere 2-3 cucchiaini di lievito alimentare (si compra in negozio di prodotti Bio) in scaglie sul cereale al posto del formaggio che è preferibile evitare

 

Nell’arco del pomeriggio spuntino pomeridiano ad almeno 3 ore dal pranzo una o più volte con 1 frutto o frutta secca mista come a metà mattino o 1 yogurt kefir

 

 

APRIRE LA CENA CON VERDURA CRUDA TIPO

 

INSALATA VERDE CAROTA RUCOLA con cucchiaini a piacimento di semi macinati misti girasole sesamo lino chia zucca etc e condire con tamari 2-3 cucchiaini oppure sale rosa o sale marino integrale

 

Sia i semi macinati, che il tamari (che sostituisce il sale) possono essere acquistati in un negozio di prodotti bio

 

 

CENA:

 

Su 7 giorni distribuiti in modo tale da non mangiare due giorni consecutivi la stessa cosa:

 

1 volte pesce

 

1 volta carne preferibilmente bianca

 

1 volte Uova Fresche a occhio di bue in modo da non cuocere troppo il rosso per non perdere i minerali e le vitamine termolabili e non alterare gli omega 3 presenti

1 mozzarella di bufala o ricotta di pecora naturalmente prive di lattosio e con poca caseina

2 volte solo verdure crude o cotte o passato di verdura senza farinacei

 

1 volta libero assumendo carboidrato o proteina senza mescolarli nello stesso piatto

 

Limitare i CARBOIDRATI A CENA e usare al giorno circa 4 cucchiai di olio extravergine di oliva a crudo

 

Inserire crauti ai pasti quando possibile.

 

Sorseggiare durante la giornata kefir di acqua  (Preparazione in casa da vedere su youtube)

 

Non assumere aceto limone e pomodoro ai pasti in quanto l’acidità di questi cibi limità l’attività gastrica ai pasti. Assumere tisane a base di echinacea e sambuco.

 

Se non si ha fame o si è stanchi o si è molto felici o agitati non mangiare.

 

Gli animali e i bambini in natura quando stanno male non mangiano o mangiano meno e la stessa cosa avviene per tutti noi.

 

Inoltre se possibile limitare l’assunzione di tachipirina sotto i 38 38,5 °C gradi circa perché la febbre è una alleata.

 

GLI ALIMENTI FUNZIONALI NON DANNOSI E UTILI PER MANTENERE UNA BUONA FUNZIONALITA’ DI APPARATO GASTRO INTESTINALE PER IL BENESSERE DI PELLE MUCOSE SISTEMA IMMUNE E PER IL METABOLISMO DI BASE RICONOSCIUTI CON EFFICACIA PROVATA DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO CHE SEGNALO SONO:

 

 

Alimenti funzionali/Nutraceutica 

 

Aloe Vera Gel 50 

 

Fermenti Lattici o probiotici

 

Vitamina C 

 

Vitamine minerali antiossidanti estratti da frutta e verdura

 

Aglio e timo 

 

Omega 3 e Omega 6 

 

Zinco e Selenio

 

ATTENZIONE AL FAI DA TE:

 

EVITARE DI ASSUMERE VITAMINE, MINERALI, INTEGRATORI SINTETICI CHE SONO MENO BIODISPONIBILI PER L’ORGANISMO. QUESTI INFATTI POTREBBERO NON AVERE LA CERTIFICAZIONE DELL’ASSENZA DI METALLI PESANTI, POTREBBERO ESSERE INUTILI O ADDIRITTURA DANNOSI PER LA SALUTE, GENERANDO ACCUMULO NELL’ORGANISMO E NON ESSERE APPUNTO FACILMENTE ASSORBITI. GLI INTEGRATORI INVECE DA PREFERIRE DEVONO ESSERE INVECE ESTRATTI DA FRUTTA E VERDURA O ALIMENTI O DEVONO ESSERE ALIMENTI FUNZIONALI DETTI NUTRACEUTICI IN LINEA CON LA PREVENZIONE ONCOLOGICA, CARDIOVASCOLARE E NON INTERFERIRE CON TERAPIE FARMACOLOGICHE. 

 

 

INFORMATIVE SCIENTIFICHE DEGLI INTEGRATORI O ALIMENTI FUNZIONALI CONSIGLIATI

 

  1. ALOE VERA GEL

 

L'attività farmacologica dell'Aloe vera è molto complessa proprio perché i costituenti chimici della pianta sono veramente numerosi egli effetti terapeutici dell'Aloe sono il risultato dell'interazione sinergica dei principi attivi con molecole ricettive dell'organismo umano. Anche le pubblicazioni scientifiche e gli studi clinici, sono molteplici e continui. In commercio tuttavia spesso viene venduto il succo e non il gel anche quando a volte ci sia scritto gel nella confezione poi negli ingredienti è scritto succo o al massimo polpa ma non gel.

 

Come mai. Qual è la differenza?

 

Rispondere a questa domanda è di fondamentale importanza per poter scegliere meglio il prodotto più adatto alle nostre esigenze e caratteristiche, eppure l'argomento viene trattato con molta superficialità o addirittura non viene trattato ma non in questo caso. Il succo di Aloe Vera viene estratto dalle foglie. Dopo la sua estrazione, il succo dell'Aloe (di colore giallo) viene condensato con il calore e trasformato in una massa lucida (simile al vetro rotto) con tonalità di colore che vanno dal giallo-verdastro al rosso-nero. Per ottenere il succo viene utilizzata la parte più superficiale della foglia. Infatti, appena sotto l'epidermide si trovano i tubulipericiclici (le cellule specializzate) che lo contengono. La parte rimanente della foglia, in particolare il gel che si trova nella parte centrale, viene utilizzata per ricavare il gel di Aloe Vera. Il vero e proprio succo di Aloe Vera, dunque, è una massa vitrea e viene utilizzato in piccolissime quantità (pochi milligrammi) per combattere la stipsi. Infatti, questo succo mostra un'importante attività lassativa, dovuta ai suoi glicosidi antrachinonici (Aloina A e B, chiamate rispettivamente barbaloina e isobarbalina). Ne bastano 0.025 grammi per produrre una forte azione lassativa dopo 6/12 ore dall'assunzione. Ad oggi, l'uso del succo di Aloe Vera puro è limitato sia perché può provocare importanti dolori addominali, sia per la drasticità del suo effetto. Usarlo o consigliarlo può causare diversi problemi al tratto digerente:

 

Gastrite

 

Nausea

 

Vomito

 

Diarrea

Flatulenza

 

Espulsione di feci ricche di muco o con tracce di sangue Rischio di Nefrite

 

Non solo, l'impiego prolungato nel tempo (4/12 mesi) può portare anche all'insorgere di melanosi del colon.

 

Ecco perché spesso non può essere assunto per periodi prolungati.

 

L'uso di Aloe succo è particolarmente sconsigliato quindi per:

 

Chi assume farmaci in particolare potassiurici, come i diuretici tiazidici, la liquirizia e i cortisonici etc

 

Donne in gravidanza o allattamento, in quanto gli antrachinoni vengono assorbiti e possono passare nel latte e durante il flusso mestruale

 

Bambini

 

Chi ha problematiche quali gastriti, coliti, infiammazioni gastrointestinali generalizzate, varici, fistole anali, morbo di Crohn, Colite Ulcerosa, appendicite

 

 

Il gel di Aloe Vera invece, particolarmente ricco di mucillagini, ha delle applicazioni terapeutiche completamente differenti da quelle del succo. Infatti, una bevanda gel di Aloe Vera, viene utilizzata per uso interno nel caso in cui si cerchi l'azione lenitiva e protettiva delle mucillagini (gastrite, colite, esofagite, ecc.). Nel caso in cui siano presenti delle particolari patologie non ci sono interazioni negative o con farmaci inoltre il gel viene utilizzato quotidianamente come multivitaminico, idratante e mineralizzante naturale, immunomodulante etc. È il gel che ha ruolo attivo.

 

A conclusione di tutto questo discorso, si capisce molto bene che nel corso del tempo anche le società produttrici di prodotti con Aloe Vera hanno iniziato ad utilizzare i termini succo e gel in modo improprio. Perché? Perchè le bevande che vengono indicate come succo di Aloe Vera sono semplicemente composte dal gel di Aloe Vera che viene diluito. La consistenza del prodotto, poi, varia in base alla percentuale di gel puro che viene utilizzato. La differenza sostanziale consiste semplicemente in una politica di marketing aziendale. Perciò non sottovalutiamo l'importanza delle etichette e dell'elenco di ingredienti che vengono mostrati. L'etichetta (e lo studio dei componenti), al momento è l'unico modo per scoprire quanto naturale e benefico sia il prodotto da noi acquistato o consigliato.

 

 

Le proprietà terapeutiche

 

Attività antiossidante e anti-aging dell'Aloe vera gel:

 

I minerali (soprattutto manganese, rame, selenio) contenuti nel gel di Aloe sono dei costituenti degli enzimi superossido dismutasi e glutatione perossidasi, due importanti agenti antiossidanti ed antinvecchiamento cellulare. L'aminoacido non essenziale prolina, è parte costituente del collagene molto presente nella cute. Le saponine inoltre favoriscono una migliore e più rapida esfoliazione cellulare. Le vitamine (in particolare la vitamina C, E, B2, B6) e l'aminoacido non essenziale, cisteina, sono dei potenti antiossidanti capaci quindi di combattere i danni cellulari provocati dai radicali liberi ed in particolare dall'anione superossido. In particolare la cisteina e le vitamine del gruppo B sono in grado di legarsi alle molecole tossiche derivanti da processi patologici per formare composti inerti. E' ormai noto che lo stress ossidativo è favorito da fattori chimici, fisici, biologici, mentali e nutrizionali; accelera il fisiologico processo di invecchiamento cellulare ed è il responsabile di diverse patologie degenerative. Si comprende allora quale importanza rivesta l'assunzione costante di gel di Aloe nella dieta: la dose giornaliera consigliata non dovrebbe essere inferiore a 100 ml di gel puro

 

 

Attività cicatrizzante e riepitelizzante dell'Aloe vera gel:

 

Si tratta di un'attività direttamente correlata a quella antinfiammatoria. L'Aloe vera stimola la formazione di fibroblasti, precursori delle cellule epiteliali cutanee, e del tessuto connettivo. In questo processo di riparazione e di formazione del tessuto epiteliale, intervengono sicuramente i polisaccaridi come fattori primari; i secondi fattori pare siano gli ormoni vegetali, gibberelline e auxine. Gli studi dimostrano la capacità del gel di Aloe nel prevenire l’ischemia dermica progressiva causata da radiazioni e da ustioni, e l’efficacia del gel nel trattamento delle ulcere diabetiche, delle ulcere croniche e della Psoriasi. L’aloe vera è efficace sia per uso topico che per uso interno, nel trattamento delle ulcere diabetiche degli arti inferiori. Oltre a facilitare la cicatrizzazione delle ferite (9), l’Aloe vera presenta anche un effetto ipoglicemizzante. In uno studio a doppio cieco è stata valutata l’efficacia e la tollerabilità di un gel di Aloe vera allo 0,5% in una crema idrofila nel trattamento di pazienti con Psoriasis vulgaris. Sessanta pazienti (36 maschi e 24 femmine) di età compresa tra i 18 ed i 50 anni con placche di psoriasi leggere o moderate, sono stati inseriti nello studio e distribuiti in modalità random in due gruppi. Ai pazienti è stata fornita una confezione di crema da 100g contenente placebo o ingredienti attivi (gel di Aloe vera 0,5%); essi dovevano applicare il prodotto (senza occlusioni) 3 volte al giorno, 5 giorni consecutivi per settimana, per non più di 4 settimane. Il follow-up dei pazienti è avvenuto su base mensile, per 12 mesi. Il trattamento non ha evidenziato alcun effetto collaterale. Al termine dello studio, il trattamento a base di Aloe vera ha migliorato la sintomatologia di 25 pazienti su 30 (83,3%), mentre il placebo ha migliorato la condizione di soli 2 pazienti su 30. Ciò suggerisce che l’applicazione topica di una crema contenente gel di Aloe vera può essere considerata un sicuro e valido trattamento per i pazienti con psoriasi (12).

 

Risultati  sono riportati anche per la dermatite l’acne e la seborrea, e nelle stomatiti aftose.

 

 

Attività antibatterica ed antifungina dell'Aloe vera gel:

 

Gli effetti antimicrobici dell'Aloe vera sono paragonabili a quelli della sulfadiazina d'argento, un antibiotico della famiglia sulfamidici utilizzato molto spesso a livello topico per prevenire le infezioni della pelle in pazienti ustionati. E' stato dimostrato che l'azione battericida dell'Aloe è direttamente proporzionale alla sua concentrazione; in particolare, estratti al 60% sono risultati attivi nei confronti di Pseudomonas aeruginosa, Klebsiella pneumoniae, Streptococcus pyogenes; estratti al 70% su Staphylococcus aureus, estratti al 80% su Escherichia coli ed estratti al 90% su Candida albicans. Sembra avere azione battericida anche verso Mycobacterium tubercolosise Bacillus subtilis. Accenniamo soltanto al fatto che alcuni glicosidi contenuti nel gel di Aloe vera esibiscono anche proprietà antibiotiche e che l'acido cinnamico svolge una buona azione antisettica e germicida.

 

 

Attività antivirale dell'Aloe vera gel:

 

L'acemannano in particolare isolato nel gel di Aloe vera, presenta significativa attività antivirale nei confronti di diversi virus per esempio l'HIV-1 ed il Paramyxovirus (il virus del morbillo)etc. Studi in vitro hanno dimostrato che l'acemannano, in combinazione a concentrazioni sub ottimali di azidothymidina (AZT ossia il farmaco antivirale usato per il trattamento dell'AIDS) o di aciclovir, agisce sinergicamente inibendo la replicazione dell'HIV e dell'Herpes simplex. Sulla base di questi studi, si ipotizza quindi di poter usare l'acemannano per abbassare la concentrazione di AZT nel trattamento dei primi stadi dell'AIDS e ridurre così i gravi effetti collaterali provocati dal farmaco.

 

 

Attività immunomodulante dell'Aloe vera gel:

 

L'acemannano, contenuto nel gel di Aloe vera, è un potente stimolante fisiologico del sistema immunitario. Agisce stimolando l'attività dei macrofagi e con essa la produzione di citochine da parte dei macrofagi stessi; favorisce il rilascio di sostanze che potenziano il sistema immunitario (come l'ossido nitrico ossia il monossido di azoto); provoca cambiamenti morfologici cellulari in particolare interviene nell'espressione degli antigeni di superfice. L'acemannano è in grado di potenziare l'attività delle cellute T e di aumentare la produzione di interferone anche se queste azioni potrebbero essere correlate alla stimolazione dell'attività dei macrofagi. L'attività immunostimolante dell'acemannano è risultata dose-dipendente.

 

 

Attività antinfiammatoria e analgesica dell'Aloe vera gel:

 

L'Aloe vera svolge una significativa azione antinfiammatoria ed antidolorifica, per applicazione sia topica che orale, e la sua attività antiflogistica è mediata dall'inibizione della produzione: di prostaglandine da parte dell'enzima bradichinasi; di istamina da parte del magnesio lattato; e di i leucotrieni da parte di particolari glicoproteine come l'aloctina A. L'enzima bradichinasi contenuto nell'Aloe, è capace di idrolizzare la bradichinina, una sostanza endogena di struttura polipeptidica, responsabile di numerosi eventi caratteristici del processo infiammatorio: vasodilatazione, aumento della permeabilità vascolare, azione contratturante sulla muscolatura, sensazione di calore, dolore, arrossamento, gonfiore; possiamo dire quindi che l'Aloe vera è un ottimo rimedio antinfiammatorio ed antidolorifico, grazie alla sua intensa attività antibradichininica Il magnesio lattato presente nell'Aloe, è capace di inibire l'enzima coinvolto nella produzione di istamina, sostanza vasoattiva coinvolta nel processo infiammatorio. Anche l'aloctina A isolata nell'Aloe, ha dimostrato avere buone proprietà antinfiammatorie nell'edema indotto da carragenina nel ratto: riduce il gonfiore della zampa trattata, l'azione è rapida (circa tre ore dopo l'iniezione), dose dipendente e priva di effetti collaterali. Analogo risultato nel modello sperimentale di artrite indotta nel ratto. Un altro componente dell'Aloe vera con buone proprietà antinfiammatorie è il C-glicosil-cromone: il composto presenta attività antiflogistica equivalente a quella dell'idrocortisone a parità di dose e, diversamente dal farmaco, non provoca effetti collaterali.

 

 

Tonico gastrointestinale ed attività gastroprotettiva dell'Aloe vera gel:

 

Il gel di Aloe vera permette di risolvere i più comuni disturbi dell'apparato gastrointestinale come spasmi addominali, bruciore di stomaco, dolore e gonfiore; il gel di Aloe normalizza le secrezioni intestinali, influenza la flora batterica intestinale, stabilizza il pH a livello di stomaco e intestino, migliora la funzionalità del pancreas e nel colon limita la proliferazione degli agenti patogeni riducendo i fenomeni putrefattivi.

 

Il gel di Aloe può migliorare alcune forme di gastriti (ulcere peptiche) e di infiammazioni intestinali (colon irritabile); l'efficacia del gel è da attribuire alla sua azione cicatrizzante, antinfiammatoria, analgesica e alla capacità di rivestire e proteggere le pareti dello stomaco. Numerosi lavori scientifici dimostrano l'attività gastroprotettiva del gel di aloe. Sulla base di questa ed altre evidenze sperimentali, possiamo affermare che il gel di Aloe vera inattiva la pepsina in maniera reversibile: a digiuno la pepsina è inibita dal gel mentre in presenza di cibo la pepsina viene rilasciata ed interviene nella digestione; il gel di Aloe inibisce il rilascio di acido cloridrico interferendo nel legame dell'istamina con le cellule parietali; il gel di Aloe è un ottimo lenitivo ed emolliente della mucosa gastrointestinale ed impedisce alle sostanze irritanti di raggiungere le ulcere. Queste attività sono riconducibili alla componente polisaccaridica, glicoproteica, enzimatica (soprattutto l'enzima bradichinasi), agli ormoni vegetali (gibberelline e auxine) e ai derivati dell'acido deidroabietico isolati recentemente nel gel di Aloe vera e capaci di inibire la secrezione di acido cloridrico.

 

 

Attività antiasmatica dell'Aloe vera gel:

 

La somministrazione orale di estratto di Aloe vera per 6 mesi ha dato buoni risultati nel trattamento dell'asma. Si pensa dai risultati degli studi che l'azione antiasmatica sia correlata ad una attività protettiva ed antinfiammatoria ed al potenziamento del sistema immunitario.

 

 

Attività depurativa e regolarizzatrice intestinale dell'Aloe vera gel:

 

Il gel di Aloe vera svolge la sua azione detossificante nel tratto gastrointestinale che rappresenta un distretto particolarmente adatto all'accumulo di tossine. L'attività depurativa è legata soprattutto ai polisaccaridi, capaci, grazie alla particolare composizione ed alla consistenza viscosa, di legare ed eliminare le sostanze tossiche prodotte nel corso dei processi metabolici riducendo così il tempo di contatto delle scorie con le mucose. Favorisce la funzionalità di fegato e rene per eliminazione delle scorie metaboliche.

 

 

IN SINTESI:

 

L’ALOE VERA GEL 100 cc al giorno o 150 cc al giorno suddivise in 2 o 3 volte 5 minuti prima di 2 o 3 dei pasti principali inibisce la COX-2, quindi è utile nel ridurre il gonfiore causato dalle infiammazioni senza produrre effetti gli collaterali indesiderati dei farmaci anti COX-2. (1) La pianta di Aloe Vera Gel contiene 75 elementi tra cui minerali, vitamine, aminoacidi, enzimi, fitonutrienti, gliconutrienti, glicoproteine e polisaccaridi. La Bradichinina è un peptide che è coinvolto in molti processi fisiologici del corpo, come il dolore, le allergie e le infiammazione croniche acute. Uno degli enzimi contenuti nell’Aloe Vera è la Bradykinase che rompe la Bradichinina. (2) (3) Il Lupeol, uno degli steroli vegetali contenuti nell’Aloe Vera è un antimicrobico, antitumorale con proprietà antinfiammatorie ed è anche conosciuto per la sua capacità di bloccare l’assorbimento del colesterolo nel sangue. (4) La metalloproteasi (MMP) sono enzimi coinvolti in molte condizioni fisiologiche e patologiche, tra cui l’infiammazione e l’artrite. La MMP-9 è un importante secrezione di globuli bianchi legata al danno cellulare e tissutale nelle patologie infiammatorie degenerative. L’attività antinfiammatoria di Aloe Vera è stata testata attraverso studi di inibizione MMP e i risultati hanno dimostrato come questa pianta riduce in modo significativo la produzione di MMP-9. (5) L’acido salicilico è in grado di alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione in quanto inibisce la formazione di Prostaglandine. L’aspirina (acido acetilsalicilico) è un derivato chimico dell’acido salicilico naturale. L’Aloe Vera contiene acido salicilico. (6) Per concludere possiamo dire che l’Aloe Vera è una buona scelta come un antinfiammatorio naturale e molto versatile. Può essere usata internamente ed esternamente, riducendo l’infiammazione e inibendo diversi aspetti del processo infiammatorio. Aiuta i meccanismi riparativi dei tessuti riducendo l’infiammazione.

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Vazquez B, Avila G, et al. Attività antinfiammatoria di estratti di Aloe Vera Gel. J Ethnopharmacol. 1996; 55 (1): 69-75

 

Bradykinase attività in Aloe Estratto: Fujita, K., Teradaira, R. & Nagatsu, T., Biochemical Pharmacology 25 205 1976. Bautista-Perez R, Segura-Cobos D, Vasquez-Cruz B. In vitro antibradykinin attività di Gel di Aloe Barbadensis. J Ethnopharmacol. Luglio 2004; 93 (1): 89-92

 

Davis, R, S Donato, et al. attività di guarigione antinfiammatori e ferita di una sostanza crescita aloe vera. J Am Podiatr Med Assoc. 1994; 84 (2): 77-81

 

Vijayalakshmi, D, et. al. Attività antinfiammatorie di Aloe Vera in vitro con il regolamento MMP-9 nelle cellule mononucleari del sangue periferico. J Ethnopharmacol. 7 maggio 2012 (1): 542-546.

 

Moghaddasi, S, Kumar Verma, S. – Aloe Vera: la sua composizione chimica e le applicazioni: una rassegna. Int J Biol Med Res.

 

2011; 2 (1): 466-471

 

  1. PROBIOTICI

 

Il ruolo dei probiotici per regolare il sistema immune e il tono dell’umore

 

I probiotici sono “microrganismi viventi in grado di dare, se assunti alla giusta dose, benefici all’ospite in termini di salute 8 miliardi di batteri 6 ceppi differenti Delle difese immunitarie forti passano anche da un intestino sano: “Non da ultimo - approfondisce la dottoressa - è importante mantenere l’intestino in salute. È nota da tempo la relazione tra l’efficacia di risposta del sistema immunitario e lo stato di salute del microbiota intestinale. Per mantenere in equilibrio (eubiosi) l’intestino è necessario assumere regolarmente alimenti cosiddetti probiotici (microorganismi, soprattutto batteri, viventi e attivi). Fino a qualche anno fa era difficile credere che alterando i batteri nell’intestino, si potesse gestire meglio lo stress, migliorare l’umore, e anche curare ansia o depressione oppure migliorare il proprio sistema immunitario. Eppure ad oggi sono davvero innumerevoli le ricerche scientifiche pubblicate da vari ricercatori in tutto il mondo che riguardano la connessione intestino-cervello e/o sistema immune e che hanno dimostrato e dimostrano proprio questo. Ora quindi sappiamo che è possibile modificare i batteri intestinali in modo da influenzare positivamente l’umore e la funzione del cervello oltre che il sistema immunitario e le ricerche sono alla portata di tutti.

 

FUNZIONI DEL PROBIOTICO:

 

favoriscono l’equilibrio della flora batterica intestinale (utili quindi sia in caso di stipsi occasionale o stitichezza cronica sia di diarrea, soprattutto associata ad antibiotici o per il semplice mantenimento e protezione dagli insulti esterni quali: un’alimentazione scorretta o il semplice passare degli anni etc

 

supportano il sistema immunitario (da un banale raffreddore a patologie più importanti)

 

stimolano l’apparato linfoide associato alla mucosa dell’intestino e, di conseguenza, i meccanismi di difesa locali e sistemici

 

promuovono l’efficacia di alcuni trattamenti vaccinali (contro l’influenza ad esempio)

 

regolano i livelli di colesterolo nel sangue agendo a livello intestinale

 

migliorano la sintomatologia di malattie infiammatorie intestinali e patologie che colpiscono lo stomaco (gonfiore addominale, reflusso gastro-esofageo, diverticoli, coliti ecc.) favorendo quindi la digestione e l’assorbimento

 

aiutano a combattere le malattie infettive (infezioni respiratorie e urinarie soprattutto)

 

 

riducono il rischio di intolleranze e/o allergie, alimentari e non (lattosio, dermatite ecc.)

 

hanno un’azione detossificante, utile supporto in caso di disturbi al fegato

 

agiscono indirettamente sulla salute e sulla bellezza trofismo di pelle e capelli

 

usati in combinazione, migliorano l’efficacia di promotori del sonno (melatonina).

 

  1. OMEGA 3 EPA/DHA…

 

Famosi per la loro attività anti infiammatoria e per la riduzione del colesterolo ldl a favore dell’hdl ma sono utili anche per i sintomi di ansia e depressione e qui ne vorrei spiegare l’uso. Sono innumerevoli gli studi sul loro utilizzo e ansia e depressione o disturbi del tono dell’umore ad esempio una metanalisi e revisione di 16 studi clinici, da poco pubblicata su JAMA Network Open, suggerisce che una supplementazione di acidi grassi polinsaturi (PUFA) Omega-3 potrebbe essere utile per il controllo degli stati d’ansia. Il possibile impiego di queste sostanze nella prevenzione di disturbi dell’umore si basa sulla presenza dei PUFA nella membrana cerebrale, che fa pensare a una possibile interferenza di queste sostanze con i sistemi di neurotrasmissione, la neuroplasticità e l’infiammazione. Esistono anche alcune evidenze cliniche del rapporto tra PUFA e disturbi dell’umore. Per esempio, uno studio su animali da laboratorio ha mostrato che una dieta ricca di Omega-3 EPA (acido eicosapentaenoico) può migliorare i sintomi dell’ansia. Un altro studio su soggetti depressi e con comorbità legate all’ansia ha rilevato in questi pazienti un basso livello di Omega-3 nel sangue, in un altro studio una supplementazione di Omega-3 ha ridotto infiammazione e stati d’ansia in studenti di medicina prima degli esami. Nella nuova ricerca gli autori hanno preso i dati di 19 studi clinici, con un totale di 1.203 partecipanti, e hanno valutato gli effetti ansiolitici dei PUFA Omega-3 nei partecipanti con elevati sintomi di ansia, indipendentemente dalla diagnosi clinica. Anche se si tratta di studi diversi fra loro per il tipo di partecipanti e per i modi in cui è stata misurata l’ansia, in ogni caso si è vista una significativa riduzione dell’ansia nei gruppi trattati con Omega-3 rispetto ai gruppi placebo. È interessante notare che gli effetti positivi degli Omega-3 erano particolarmente pronunciati per le persone che avevano avuto diagnosi di malattia psichiatrica.

 

4)   PAPAYA E VITAMINA C

 

Su Facebook, in rete, attraverso whatsapp circolano bufale e fake news. Una di quelle che si è maggiormente diffusa è la notizia secondo la quale la vitamina C sarebbe efficacissima contro il nuovo coronavirus, al punto da essere usata come farmaco in alcuni ospedali,notizia smentita con grande fermezza dagli ospedali citati nelle fake news. Ciò non significa che la vitamina C è una sostanza che non può aiutare a mantenere le difese immunitarie efficienti anzi. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che alcuni principi attivi estratti dalle piante, come la Papaya fermentata e appunto la vitamina C possono modulare e stimolare le difese immunitarie. Esistono circa 625 citazioni scientifiche tra la correlazione tra vitamina C e virus, vedi qui: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=vitamin+c+virus

 

Si potrebbero scrivere molte cose, ma in questa situazione vorrei riportare la traduzione di una rassegna di studi indipendente sul rapporto tra la vitamina C e i virus. Si tratta de “Le proprietà antivirali della vitamina C”, pubblicato nel febbraio 2020 sul “Journal Expert Review of Anti-infective Therapy” vedi qui: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/14787210.2020.1706483

 

 

5)   AGLIO E TIMO

 

L'aglio è una fonte di antiossidanti e dei precursori di una molecola, l'allicina, dotata di attività antibatterica, antivirale e antimicotica. L'allicina è anche un'alleata della salute cardiovascolare perché riducendo la rigidità dei vasi sanguigni aiuta ad abbassare la pressione del sangue. Alcuni studi suggeriscono inoltre che l'aglio potrebbe aiutare a ridurre l'incidenza del tumore allo stomaco. Gli elementi presenti nell’aglio contrastano batteri e funghi, risultando molto efficaci come coadiuvanti nella cura di alcune condizioni fisiche come l’influenza, il raffreddore, la pressione alta e la balanite da candida, ma sono ottimi anche per combattere i radicali liberi ed è questo che l’aglio viene considerato un antiossidante per eccellenza. Fra gli elementi contenuti nell’aglio vi sono anche il germanio, un minerale in grado di rafforzare il sistema immunitario e il selenio, un efficace antiossidante. Infine l’aglio è anche un decongestionante naturale. Il timo contiene tannino, fenolo e timolo (saponine) che contrastano batteri e funghi. Gli elementi presenti nel timo sono in grado di calmare la tosse e di favorire il buon funzionamento dell’apparato digerente Il timo possiede notevoli proprietà antisettiche a livello gastrointestinale, note fin da tempi antichissimi. Costituiva, con altri olii essenziali, una sostanza base usata dagli Antichi Egizi nel processo di imbalsamazione. Fino alla fine della Prima guerra mondiale, con il timo si realizzavano i disinfettanti più diffusi. È efficace nelle infezioni delle vie urinarie. Le proprietà antibatteriche sono dovute a un fenolo, il timolo, contenuto in tutte le parti della pianta e responsabile del forte profumo. Il suo uso è consigliato nelle affezioni dell'apparato respiratorio, quali tosse o asma, visto che svolge una funzione espettorante, aumentando la produzione di secreto bronchiale e facilitandone l'espulsione.

 

BENEFICI AGLIO E TIMO:

 

  1. E’ un decongestionante naturale

  2. Adiuvante nelle infezioni tra cui quelle respiratorie

 

  1. Adiuvante l’attività renale, polmonare,cutanea

  2. Modulazione del colesterolo

 

6)   VITAMINE MINERALI E ANTIOSSIDANTI

 

Le vitamine i minerali e gli antiossidanti sono micronutrienti utili a mantenere il sistema immunitario efficiente e pronto a reagire alle “aggressioni” esterne. Vitamina E Beta Carotene specia la vitamina C, il Selenio Zinco sono tutti utili, purchè siano estratte e non di sintesi in quanto si ha una maggior biodisponibilità per l’organismo. Anche su questi gli studi sono molteplici come supporto al sistema immunitario.

 

 

 

Tutte le sostanze e molecole citate possono sicuramente aiutare il sistema immunitario, ma non possono proteggerci e darci garanzia in modo assoluto dal rischio di un’infezione virale tipo covid-19. Le informazioni riportate inoltre rappresentano indicazioni generali.

 

 

Con affetto sentito resto a disposizione con la mia segreteria generale per informazioni e/o consigli

 

Dott. Schembri Gerlando Davide

 

 

Dott. Gerlando Davide Schembri

Medico Chirurgo

Esperto in Nutrizione in Condizioni Patologiche

Esperto in Integrazione Oncologica,Sportiva ed Estetica

Medico Responsabile Nutrizionista U.O.C. Unità Operativa Complessa di Oncologia Senigallia AN

Medico Nutrizionista dell’ ANDOS Associazione Nazionale Donne Operate al Seno Ancona Senigallia Regione MARCHE

Medico Nutrizionista AOS Associazione Oncologica Senigalliese

Medico Nutrizionista Referente per l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Provincia di Pesaro e Urbino

Medico della Commissione Salute e Ambiente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Provincia di Pesaro e Urbino

Medico ISDE International Society of Doctors for the Environment Medici per L’Ambiente ITALIA

Medico Tutor UNIURB Università di Urbino

Accademico dell’ Accademia Italiana della Cucina Istituzione Culturale della Repubblica Italiana

Responsabile Medico Centro Federale Territoriale FIGC Federazione Italiana Giuoco Calcio Regione Marche

Medico Comitato Scientifico KSM Ki Structural Metod International

Medico Responsabile Scientifico FELCON Federazione Europea Laureati in Chiropratica Osteopatia Naturopatia

Medico Responsabile Scientifico AFI Associazione Fibromialgia Italia

Direttore Sanitario AVIS Associazione Volontari Italiani Sangue 

PER INFO 

Mail:   gerlandodavideschembri@gmail.com                   scrilatti6@gmail.com

Contatti Telefonici  3385097668 Privato                       - 3294248032 Segreteria Generale Scrilatti Giuliana

LA CRANIOSACRAL THERAPY DEL DOTTOR JOHN E. UPLEDGER UNITA AI RIMEDI NATURALI

by Dott. Devid Caressa, Novara (NO) 🇮🇹

01 aprile 2020

Dopo avere affrontato il trattamento del diaframmapelvico, le relative applicazioni e gli specifici rimedi naturali che vengono potenziati dalla sua liberazione da tensioni, questo mese parleremo del diaframma respiratorio.

 

Col paziente supino, si pone una mano a contatto con la zona lombare (sulle vertebre su cui si inseriscono i pilastri diaframmatici) e l’altra a contatto con le coste inferiori e l’apofisi xifoidea sternale, poi si applica una leggera pressione e si fa in modo che sia il tessuto stesso a trasportare la mano verso le restrizioni che desiderano essere rilasciate.

 

Il rilascio del tessuto ha dei segnali ben precisi: ammorbidimento e/o allungamento del tessuto, un aumento del flusso dei liquidi e dell’energia, calore, una  sensazione di repulsione e un fattore chiamato “polso terapeutico”, cioè una sensazione progressiva di battito, indipendente dal battito cardiaco, nella zona trattata.

 

Il rilascio del diaframma respiratorio è utile in caso di problematiche respiratorie di varia natura, problematiche di reflusso esofageo, dolori e bruciori di stomaco, tensioni dorsali e lombari, nonché tensioni al collo, dato che, se non si utilizza bene il diaframma per respirare, per compensare, si utilizzano altri muscoli che si inseriscono in zona cervicale. 

Rilasciando le tensioni fasciali, viene aumentato l’apporto di liquidi corporei nella zona trattata: in questo modo anche i rimedi naturali che assumiamo agiscono con maggior velocità ed efficacia.

 

Vediamo ora le erbe per trattare questo distretto corporeo.

Per una migliore respirazione si possono utilizzare eucalipto, timo, menta, issopo, origano, dalle proprietà spiccatamente antisettiche, fluidificanti, antispasmodiche a livello bronchiale. Si possono utilizzare in forma di oli essenziali per aromaterapia o per massaggiare la zona interessata, oppure si possono trovare in molti preparati da assumere. Piante molto utili per proteggere la mucosa bronchiale irritata da tosse e catarro sono piantaggine, altea e ontano nero. Tiglio e rosolaccio calmano la tosse e inducono il riposo. Per l’asma allergica si possono utilizzare gemme di ribes nero e l’elicriso.

 

La nepeta cataria e’ ottima per alleviare gli spasmi esofagei, riducendo la tossetta cronica e nervosa,  alleviando il reflusso gastroesofageo. In caso di forti bruciori o reflussi gravi, si consigliano inoltre liquirizia, condurango, achillea e camomilla che riducono l’infiammazione della mucosa gastrica e regolano la secrezione degli acidi.

 

Infine per le tensioni muscolari ci si può massaggiare con un buon unguento di alloro o con dell’essenza di wintergreen, ricca di salicilati. Il salice può essere un ottimo antinfiammatorio da assumere, ma se soffrite di gastrite è meglio l’ ananas, ricco in bromelina, dalle spiccate proprietà antinfiammatorie, utile per altro in caso di affezioni catarrali (decongestiona le vie respiratorie) e inoltre migliora la digestione.

 

Laura Brocchetta e Devid Caressa

rettilinizzazione del tratto cervicale con osteofitosi dei margini somatici

by Roger Battiston, Albizzate (VA) 🇮🇹

31 marzo 2020

Rendo nota paziente maschio anni 49 rettilinizzazione del tratto cervicale con osteofitosi dei margini somatici leggera scoliosi sinistro convessa nella zona della colonna dorsale D3 D4 D5 tendono a saldarsi tra di loro.

 

Il paziente lamenta algia cervicale , si procede Quindi con ciclo di massoterapia decontratturante mobilizzazioni passive per poi accedere ad attività di kinesiterapia con cadenza trisettimanale da eseguire in maniera ponderata è costante.

CERVICALGIA E CEFALEA

by Dott. Giuseppe Dello Buono. Torino 🇮🇹

CERVICALGIA E CEFALEA



Trattamento integrato dei Trigger point:
 tecniche di mobilizzazione manuale integrate dal diapason e pseudo Dry Needling

 

Il mio lavoro nell’ambito anatomico fisiologico e dell’esercizio terapeutico èmigliorato con lo studio sull’anatomia topografica fornendomi una nuova visione e comprensione della continuità delle forme umane.

Guardando la fascia si riesce a capire la continuità di tutta la rete, interpretando la continuità senza fine delle fasce da una cellula all’altra e dalla superfice al profondo.

Proprio sul collegamento tra lo strato superficiale della pelle a quello profondo dei muscoli noi possiamo inviare informazioni lungo la rete (tecnica conosciuta come digito pressione),

da questo e altre conoscenze nasce l’intuizione di sopperire il dry needling quando non può essere usato.

Partendo dallo studio della fisiologia che un muscolo possiede un tono intrinseco per cui non potrà mai essere completamente lasso.

Pertanto possiamo dire che tutta la rete è continuamente sotto tensione, sia dalla tensione intrinseca (involontaria- tono muscolare), sia dalla contrazione attiva (volontaria), le due tensioni si possono sintonizzare e relazionare con la fascia.

La neuroendocrinologa Helen Langevin nel 2006 descriveva che la sintonizzazione della fascia ha una buona risposta fasciale al trattamento con gli aghi.

La neuroendocrinologa Lavigevin riscontrava che dopo l’inserimento dell’ago (tecnica del dry needling) si otteneva una risposta meccanica del tessuto connettivo che avvolgeva l’ago, di conseguenza si propagava un segnale elettrico, scaturito dalle cellule connettivali circostanti, attraverso la meccano trasduzione. Il risultato èun cambiamento delle tensioni tessutali, creando una ridistribuzione delle tensioni applicate.

Possiamo affermare che il dry needling può ripristinare il tono fasciale, generando una omeostasi e normalizzando tutti i tessuti associati e connessi al trigger point.

Da questa ipotesi avvalorata anche dall’esperienza ho usato una tecnica che bai passa l’inserimento dell’ago, con l’inserimento di un granello sfaccettato a forma di punta e stimolato alla giusta frequenza meccanica e nella direzione dei tessuti da equilibrare in tensione, riuscendo ad ottenere lo stesso risultato del dry needling. 

Per applicare correttamente questa tecnica messa a punto da me con i miei figli Angelo e Davide risulterà fondamentale per un trattamento efficace una ottima conoscenza dell’anatomia topografica umana, una corretta manualità delle prese, il corretto inserimento del granello appuntito con la corretta frequenza meccanica. 

Il dolore  cervicale

 

La cervicalgia, è un sintomo di diverse patologie aventi tutte in comune la diffusione del dolore che si può percepire sulla muscolatura della regione cervico-dorsale, sulla nuca, se è una nevralgia il dolore è diffuso e si può irradiare dalla nuca al collo alle spalle fino a tutto il braccio.

 È un disturbo estremamente frequente in età adulta, di entrambi i sessi, circa l'80% della popolazione ne è colpito almeno una volta durante la vita. Può presentarsi in forma acuta, subacuta e cronica, con diversi gradi di disabilità ed è tra le piùfrequenti cause di assenza dal lavoro ed ha perciò un'elevata incidenza socio-economica.

  

La cervicalgia è distinta in due grandi gruppi:

  • Origine vertebrale

  • Origine extravertebrale

 

 

Verranno eseguite le seguente tecniche manuali: del METODO DELLO BUONO:

 

  • Tecnica di posizione isometrica e attività dinamica

  • Tecnica di allungamento e movimento dinamico

  • Tecnica di compressione e mobilità articolare

     -  Tecnica di allungamento e richiamo del tessuto 

     -tecniche di mobilizzazione manuale integrate dal diapason e pseudo Dry             Needling

 

Verranno studiati e trattati i seguenti muscoli:

  • Muscolo occipite frontale

  • Muscolo orbicolare dell’occhio

  • Muscolo massetere

  • Muscolo temporale

  • Muscolo pterigoideo esterno e interno

  • Muscolo digastrico

  • Muscolo scaleno

  • Muscolo sterno cleido mastoideo

  • Muscolo temporo mandibolare

  • Muscolo cervicale posteriore

  • Muscolo splenio della testa e del collo

  • Muscolo omo ioideo

Il concetto di Tensegrità applicato al corpo umano

by Prof. Gianluca Egidi, Pescara 🇮🇹

📌Il concetto di Tensegrità applicato al corpo umano📌

La parola inglese “Tensigrity” fu inventata dall’architetto Fuller nel 1955 dall’unione delle parole: tensile ed integrità.

Questa caratterizza la « facoltà di un sistema di auto-stabilizzarsi meccanicamente tramite un gioco di forze di tensione e di decompressione che si ripartiscono e si equilibrano tra loro».

Negli esseri viventi, in natura, i sistemi architettonici che formano gli organismi,gli organi e le singole cellule, si autostabilizzano grazie alla modalità di distribuzione delle forze tensive e compressive che sono presenti all’interno della struttura stessa e non grazie alla forza degli elementi individuali che li compongono.

Quindi in tale situazione , le forze saranno distribuite in maniera omogenea attraverso l’intera struttura e se una parte del sistema subisce un aumento di trazione, di tensione, di compressione o uno stress meccanico, questo verrà distribuito a tutto il corpo, e sarà tutto il corpo a doversene fare carico.

✔️Ma quali sono i vantaggi di una struttura tensegrile?

1)- La resistenza dell’insieme, supera di molto la resistenza delle singole parti che lo compongono.Spesso si è detto e si è letto che l’essere vivente è molto di più della somma delle parti che lo costituiscono. Ovviamente questa citazione è generica e si riferisce non solo alla componente fisica ma anche a quelle, intellettiva, energetica, spirituale, sentimentale,ecc…..Gli studi fatti sulla tensegrità ,sono un ulteriore conferma che rende tutto ciò sempre più attuale e tangibile ed è questo un concetto da tenere sempre vivo nelle menti di chi si occupa di salute e di chi ha la presunzione di voler interagire, lavorare, cambiare e addirittura guarire un sistema molto più evoluto di quanto realmente conosciuto fino ad oggi.

2)- Un sistema costruito con questi criteri permette di ridurre il pesodella metà rispetto a sistemi di altro genere con resistenza equivalente. Quindi riduzione di peso, maggior praticità ed economia senza riduzione di resistenza.

3)- La flessibilità,caratteristica assolutamente da non sottovalutare,permette alla struttura di cambiare forma e di far si che le deformazioni locali, di una singola parte, siano distribuite all’intero sistema e quindi minimizzate.

Il biologo cellulare Ingber ha studiato l’onnipresenza della tensegrità in natura, dal livello molecolare (organizzazione geodesica) a livelli più macroscopici : le 206 ossa che compongono il nostro scheletro sono contenute dalla forza di gravità e stabilizzate nella posizione verticale grazie alla trazione esercitata da muscoli,tendini, legamenti, membrane e fasce (tessuto connettivo)
Nell’organismo, le ossa sono le strutture di compressione,mentre muscoli,tendini e legamenti lavorano in trazione.

QUINDI:

Per i terapisti manuali, i riabilitatori è da tenere ben presente che un incremento di tensione in un punto si equilibra istantaneamente con un incremento di compressione e trazione in punti geométricamente distanti al punto d’applicazione. Questo comportamento, dovuto all’interazione tra elementi rigidi che reagiscono alla compressione ed elementi flessibili che reagiscono alla trazione, si definisce come autostabilizzante.

Si è visto che la presenza di zone disfunzionali articolari e vertebrali nel paziente, può essere la causa di algie rachidee e periferiche. Il trattamento manipolativo, favorisce il ritorno all’equilibrio tensione-compressione generale del rachide.
Ricordiamo inoltre che variare la tensione dei tessuti molli significa variare la disposizione delle ossa e tale variazione strutturale si trasmette meccanicamente e piezoelettricamente, tramite la rete di tensegrità, su tutte le restanti parti corporee.

Bienvenue dans le monde du massage

by Oxana Panchenko, Vinnycja 🇺🇦

Bienvenue dans le monde du massage. Depuis près de 5 ans maintenant, presque tous les jours, j'utilise le talent que me donne la nature et mon éducation pour apporter détente, plaisir et guérison à mes clients. On pourrait dire que mon chemin a commencé par hasard. Je suis allée apprendre le massage afin de pouvoir le faire correctement à ma famille, qui m'a alors souvent posé des questions à ce sujet. J'avais déjà un métier différent dans un domaine complètement différent, et je ne pensais même pas que le massage pouvait devenir partie intégrante de ma vie. Et maintenant, après près de 10 ans, j'ai eu une formation d'enseignant en spécialisation «Psychologue» (Université pédagogique de Vinnitsa du nom de M. Kotsyubynsky) et l'étude de l'anatomie et de la physiigologie à l'Université médicale nommée d'après N.I. Pirogova, de nombreuses formations et séminaires à la fois sur la psychologie et le massage. Mais la chose la plus précieuse que j'ai eue a été l'opportunité de travailler dans un centre de réadaptation pour enfants handicapés organiques. J'ai étudié différentes techniques de massage et j'ai appris de célèbres maîtres suisses , La Lituanie, l'Ukraine et d'autres pays. Comme le dit Osho, le grand philosophe des temps modernes: "Le massage est quelque chose que vous commencez à étudier une fois, mais que vous ne finissez jamais." Par conséquent, je n'arrête pas d'apprendre. Plusieurs fois, je suis devenu convaincu de l'efficacité du massage et j'ai vu ses propriétés curatives. Et peu importe, que ce soit le massage holistique RS, le massage Lomi-Lomi, le drainage lymphatique, la modélisation, le massage Freestyle, etc.

Le massage «Jambes légères» est indiqué même pour les varices, ainsi que pour les femmes enceintes, car il a un effet bénéfique sur la circulation sanguine veineuse, qui à son tour améliore l'apport sanguin aux muscles, les tonifie, soulage l'enflure, supprime la lourdeur des jambes. .Description de la technique de massage de l'auteur. La technique de mon auteur comprend Drainage lymphatique, bonnes pratiques holistiques et personnelles. Doux et en même temps une technique de massage profond des pieds. 1. chauffage Pendant environ une minute, caressez la jambe du mollet à la cuisse en capturant les muscles fessiers et vice versa.2. Pétrissage des pieds avec les doigts, repos de ses paumes dans le dos, massage des muscles du mollet. 3. Essuyez le bas de la jambe avec la paume de votre main. Faites des mouvements circulaires avec deux paumes.1. Main caressant l'articulation du genou des deux côtés et en tombant vers l'intérieur sous le genou avec une petite poignée. 2. Plier les jambes et couvrir le muscle du mollet. Avec l'effort, nous effectuons un mouvement de la paume vers nous, le muscle est fléchi entre la main et l'os. Tirant le mouvement. 3. Circonférence du tendon d'Achille par la construction de la main et de l'avant-bras. Tirant le mouvement. La démarche devient facile grâce à une étude approfondie des articulations, une exposition à des points biologiquement actifs, des canaux énergétiques sont activés, leur équilibre est rétabli, tout le corps est guéri

La Terapia CranioSacrale (CST)

By Dott. Devid Caressa Novara 🇮🇹

LA CRANIOSACRAL THERAPY DEL DOTTOR JOHN E. UPLEDGER

 

La Terapia CranioSacrale (CST) è una tecnica di palpazione manuale non invasiva che trova applicazione sia in ambito benessere che in ambito riabilitativo. Questa terapia è stata sviluppata e validata scientificamente dal dottor John E. Upledger e dalla sua équipe negli USA da più di 30 anni. 

 

Si potrebbe definire anche terapia del “tocco compassionevole” dato che si utilizza una pressione molto lieve delle mani (simile al peso di una moneta da 5 cent) per entrare in contatto col tessuto corporeo e lasciarsi trasportare dove lui vuole portarci, consapevoli che il corpo già conosce ciò di cui ha bisogno e sa indicarci con precisione ciò su cui andare a lavorare: è come se all’interno di ciascuno di noi vi fosse un medico interiore in grado di guidarci nella risoluzione di ogni singolo problema, basta solo ascoltarlo, insegnava il dottor Upledger! 

 

La CST è una tecnica manuale di ascolto profondo che trova svariati campi di applicazione: dal pediatrico (con ottimi risultati, questo ne dimostra l’efficacia oggettiva, dato che sui bambini non esiste effetto placebo) al neurologico (si lavora sulle tensioni delle membrane meningee), passando per l’ambito ortopedico e molto altro ancora (autismo, dislessia, problemi masticatori, etc.), senza dimenticarsi che, andando a stimolare il sistema nervoso parasimpatico, questa tecnica ha un effetto di rilassamento su tutto il corpo.

Questa terapia si basa sull’ascolto del Ritmo CranioSacrale, un ritmo fisiologico dettato dalla fluttuazione del liquor all’interno delle membrane meningee. Questo flusso, se trova interruzioni o impedimenti, può essere causa primaria di svariati problemi che possono sfociare, col passare del tempo, in patologie vere e proprie. Sfruttando gli attacchi delle meningi sulle ossa craniche e  sulla colonna, si può rilasciare un’eventuale tensione anomala che si è venuta a creare all’interno del Sistema CranioSacrale per un qualsiasi motivo (trauma fisico, emotivo, malattia, postura errata, etc.), con il risultato di migliorare lo stato di benessere dell’intero corpo,  avendogli tolto una fonte di stress. 

In Italia si può studiare per diventare facilitatori craniosacrali presso l’Upledger Institute Italia di Trieste, unica realtà riconosciuta dall’Upledger Institute USA, il quale è presente, coi suoi satelliti, in 190 paesi al mondo. Questo percorso è aperto a tutti, non solo ai terapisti sanitari.

Questa tecnica si sposa perfettamente con la naturopatia e con altre terapie olistiche: rimuovendo le restrizioni fasciali, infatti, permette al corpo di avere una risposta più rapida ed efficace per qualsiasi rimedio naturale venga utilizzato.

Nei prossimi numeri vedremo come la Tecnica Cranio Sacrale si armonizzi con la fitoterapia e come trattare i vari distretti corporei.

 

Laura Brocchetta e Devid Caressa 

Da 8 anni vivono e lavorano insieme unendo le loro conoscenze in ambito naturopatico, erboristico e corporeo per il benessere della persona.

 

LA CRANIOSACRAL THERAPY DEL DOTTOR JOHN E. UPLEDGER UNITA AI RIMEDI NATURALI

 

Dopo aver in breve spiegato cosa sia la terapia cranio sacrale secondo il dott. Upledger, questo mese parleremo del trattamento del diaframma pelvico  e di quali rimedi naturali utilizzare in sinergia.

 

 Col paziente supino si pone una mano a contatto con la zona sacrale e l’altra a contatto con l’addome inferiore (appena superiormente all’osso pubico), poi si applica una leggera pressione e si fa in modo che sia il tessuto stesso a trasportare la mano verso le restrizioni che desiderano essere rilasciate.

 

 Il rilascio del tessuto ha dei segnali ben precisi: possiamo avvertire un ammorbidimento e/o allungamento del tessuto, un aumento del flusso dei liquidi e dell’energia, calore, una  sensazione di repulsione e un fattore chiamato “polso terapeutico”, cioè una sensazione progressiva di battito, indipendente dal battito cardiaco, nella zona trattata.

Il rilascio del diaframma pelvico è utile in caso di congestione linfatica agli arti inferiori, dolori mestruali, sciatalgie, problemi alla prostata, stipsi, colite  e dolori conseguenti a cadute sulla zona sacro-coccigea. 

 

Rilasciando le tensioni fasciali, viene aumentato l’apporto di liquidi corporei nella zona trattata: in questo modo anche i rimedi naturali che assumiamo agiscono con maggior velocità ed efficacia.

 

Per migliorare la circolazione linfatica possiamo assumere una sinergia di piante diuretiche, antinfiammatorie e che esplicano un’ azione diretta sui vasi linfatici inferiori come gemme di castagno, barba di mais, linfa di betulla, verga d’oro e ciliegio. Ottimo anche associarle a piante dall’azione coleretica e colagoga ,come carciofo e bardana, per eliminare tossine.

Ippocastano, rusco,vite rossa, amamelide, mirtillo, rovere (ricche di flavonoidi e  tannini) sono indicate per emorroidi, insufficienza venosa e fragilità capillare,  avendo proprietà astringenti e toniche. Ginkgo biloba  e centella asiatica migliorano il microcircolo.

 

Per la salute di ovaie e utero è utilissimo il gemmoderivato di lampone. Oltre all’azione antispasmodica, grazie alle sostanze miorilassanti, agisce sull’asse ipofisi-ovaio e sulla secrezione ormonale ovarica, migliorando lo stato di salute dell’apparato ginecologico. L’agnocasto viene utilizzato per alleviare spasmi intestinali, dolori pelvici e sindrome premestruale. In associazione ad altre piante antidolorifiche, come il pioppo nero, è ottimo per alleviare i dolori mestruali. 

I semi di zucca ha un’azione benefica sulla prostata e l’uva ursina ha un’azione antisettica sulle vie urinarie.

 

Anice, finocchio, psillio, liquirizia, malva sono alcune tra le piante che ripuliscono l’intestino, migliorano la peristalsi e calmano coliti e aerofagia.

Infine,come antinfiammatori e antidolorifici possiamo assumere il concentrato di ananas, ricco di bromelina, oppure applicare lozioni a base di ortica, arnica o oli essenziali come wintergreen, rosmarino e cajeput.

 

Laura Brocchetta e Devid Caressa

more current than ever The Manual Lymphatic Drainage, a valid and effective treatment of manual medicine that improves the capacity of the immune system

By Antonio Ruggio, Lugano 🇨🇭

MANUAL LYMPHATIC DRAINAGE

Manual lymphatic drainage (DLM), created by Vodder around the 1920s, acts on lymphatic vessels, activating their automation and helping the elimination of interstitial fluid and lymph.

Manual lymphatic drainage represents an effective technique which is now widespread all over the world.

The concept of "drainage" refers to the starting of the liquid from an area where it has accumulated towards an outlet, through an appropriate system of maneuvers suitably studied and codified, through a natural conduction system: the lymphatic system. Just as the farmer drains a flooded field and eliminates stagnant water through a network of channels, in our body there is a tubular system formed by lymphatic vessels that makes it possible to relatively easily exit the interstitial fluid and lymph which, for various pathological reasons, have accumulated in different parts of the body, especially in the skin or under it (between it and the muscle lining). The manipulations that are performed during lymphatic drainage are delicate, slow and repetitive and exert a pleasant anti-stress effect, because they activate the vegetative nervous system responsible for relaxation (parasympathetic).

Le indicazioni del DLM sono numerose e viene proposto per la sua azione antiedema , (le manipolazioni specifiche del DLM sono particolarmente efficaci per il trattamento del linfoedema), l'effetto analgesico (sedativo del dolore), l'effetto sulle fibre muscolari lisce. 
Sulle fibre muscolari striate il DLM esercita un effetto rilassante quando questi muscoli sono tesi e ipertonici; sulle fibre muscolari di tipo liscio (muscolatura viscerale) migliora ed attiva il loro automatismo; attiva la risposta difensiva del sistema immunitario: attraverso il drenaggio linfatico, miglioriamo la risposta difensivo immunitaria delle zone trattate.

The practice of DLM must never produce redness of the skin, an expression of a greater supply of blood and a greater supply of liquids to a tissue. On the contrary, through the DLM, we favor the reabsorption of excess liquids. Pain must never be caused during drainage, because in this case the lymphatic vessels stop working properly because they collapse by the reflex route. The rhythm of the manipulations is rather slow, unlike the traditional manual massage, and the operator's hands must work with good adherence to the skin planes, without the aid of any product (oils or creams) to favor the activation of the lymph and the conveyance of slag and stagnant liquids. The pressures of the lymphatic drainage manipulations are performed tangentially to the skin surface and are usually 30-40 Torr (fundamental pressure unit), so they are weaker and more delicate than those used in traditional manual massage, which are around 70- 80 Torr. Each phase of pushing pressure must be followed by a relaxation phase, a very important phase because the interstitial liquid and the lymph act as a slowly moving liquid mass.

To obtain good drainage, long and slow manipulations must be carried out, respecting the pause periods for the relaxation and filling of the lymphatic vessels.

DLM is an effective technique to prevent and mitigate the unsightly "orange peel" appearance of cellulite. It is usually suggested to undergo a cycle of frequent sessions (2-3 a week) and a maintenance therapy (2-4 sessions a month), depending on the importance of the imperfection.

In the treatment of pathologies (post-surgical edema, cicatricial outcomes), the medical prescription must be specific and personalized. In these cases, the frequency will be prescribed by the doctor and is often prescribed every day

Bellia System Training Course in Sports Traumatology Italy

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